L’Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio

[cml_media_alt id='286']10[/cml_media_alt]Questa piccola Chiesetta è entrata di prepotenza nelle mie ricerche per capire da dove derivasse il nome della “Compagnia de’ Neri”. Sembra che questa fosse l’originaria sede della Compagnia a due passi dal Tabernacolo all’angolo con via de’ Macci dove nasceva la Compagnia stessa. La Compagnia de’ Neri era in realtà una sotto-compagnia della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio.

Dalle ricerche effettuate si può desumere che in origine si trattasse di uno spedale templare sito in via del Tempio, nome originario dell’epoca. Quando l’Ordine Templare fu abolito da Clemente V nel 1307 il luogo rimase inutilizzato.

In seguito alla formazione della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio il 25 marzo del 1347 questo spazio fu affidato loro, il nome della Compagnia deriva infatti dal nome della Chiesetta eliminata la desinenza Vergine.

Questo Oratorio era destinato alla preghiera e alle riunioni della Compagnia, non era però pubblico e vi si poteva accedere solo come membri della Compagnia o con il loro permesso. In attesa della costruzione della Chiesetta al Tempio fuori dalle mura cittadine era in questo luogo che i condannati a morte potevano pregare per l’ultima volta prima di essere condotti ai Prati della Giustizia dove veniva eseguita la sentenza.

La sua architettura si confà al periodo, la facciata appare semplice con pietre irregolari disposte a filaretto, al centro un portone in legno lavorato dove si riconoscono nei due polilobi superiori due stemmi, uno della compagnia e l’altro della famiglia Torrigiani.

In perpendicolare sopra il portone c’è un rosone a vetri quadrati e al lato del portone due finestre con arco a tutto sesto protette dalle originali inferiate in ferro battuto. Sempre al lato del portone all’altezza del basamento delle finestre ci sono due ghiere originali in ferro battuto, fatte ad anelli, che servivano per posizionare gli stendardi della Compagnia. La facciata si caratterizza inoltre per un elemento particolare. Si tratta un tetto sporgente non convenzionale, non in uso all’epoca. Il tetto è dirimente nella descrizione del Fioretti (E) per identificare questo Oratorio come la sede ufficiale della Compagnia (E pag. 76).

L’interno dell’Oratorio oggi ci appare come un vano rettangolare a navata unica con un pavimento in cotto e coperto da un tetto a capriate.

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Interno dell’Oratorio

Le due pareti laterali presentano due porte con stipiti ed architrave in pietra serena che oggi chiudono due armadi a muro. Queste due porte erano probabilmente l’accesso alle palazzine laterali che facevano parte dello spedale. Lungo le pareti andando verso il fondo sono presenti sei nicchie atte probabilmente a porvi dei lumi forse risalenti all’uso dell’Oratorio come spedale al tempo dei templari. Sempre sulle pareti laterali in fondo all’Oratorio sono presenti due targhe. La prima del 1428, quando un antenato di Michelangelo Buonarroti lasciò un’eredità alla Confraternita per la ristrutturazione dello spedale (Targa mostrata in precedenza).

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Affresco nell’arco ad ogiva

L’affresco nell’arco ad ogiva della parete di fondo risale al 1928 ed è una celebrazione della Confraternita voluta dal parroco di allora della vicina chiesa di S. Giuseppe, Mons. Luigi d’Indico (C). L’affresco presenta sullo sfondo le mura fiorentine, sotto la Madonna del Giglio in gloria tra due angeli, (Madonna del Giglio che come sostiene il Fioretti (E) era la Madonna che ispirò i giovinetti a formare la Compagnia (E pag. 87)). Due cortei che si incontrano, quello proveniente da destra è dei confratelli, il corteo di sinistra è capeggiato da Lorenzo il Magnifico. Al davanti del corteo di sinistra Papa Eugenio IV parla con il Battista. Al davanti del corteo di destra San Francesco indica la Vergine al Savonarola. Sempre nel corteo di destra si vede il ritratto di Benito Mussolini.

L’affresco risulta fortemente danneggiato dall’alluvione di Firenze del 1966 ed oggi appare come nella foto a sopra mentre nel disegno qui sotto se ne può apprezzare l’originale immagine.

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Disegno dell’affresco
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Lunetta a mosaico

Un piccolo mosaico con il volto di Cristo sulla parete destra eseguito nel 1923 ricorda il nome di Monsignor D’Indico che fu colui che riattivò la Compagnia ed appunto una pittura a metà della parete sinistra ricorda la rinascita della Compagnia come Confraternita nel 1912.

Si deve fare un inciso sulla pianta interna dell’Oratorio che oggi appare molto diversa dall’originale. In origine erano presenti due stanze appena entrati, una alla destra e una alla sinistra e il tetto delle due stanze era un ballatoio subito al disotto del rosone. Le due finestre quindi servivano a dare luce alle due stanze e il rosone per dare luce all’Oratorio. Ne descrive questa pianta anche Richa (G) che ricorda una stanza a destra entrando utilizzata per le adunanze segrete e una a sinistra dove la Compagnia dava udienza ai poveri e a chi si rivolgeva a loro (A pag. 15). Questa disposizione ci viene anche testimoniata dal Dott. Giampiero Cioni, forse l’ultimo vivente ad aver fatto parte della Compagnia in tenerissima età (Il Dott. Cioni ci ha rilasciato un racconto inserito nell’articolo riguardante la storia della Compagnia). Questa struttura è stata probabilmente abbattuta in seguito all’alluvione del 1966. A testimonianza di questa architettura è anche la lettura dell’Uccelli (A) per quanto riguarda i beni delle Compagnia (A pag. 29).

Nel registro dei beni posseduti dalla Compagnia Libro I° spedali c.4 dell’anno 1548 si trova fra le proprietà: “Una casa alato a la di sopra tiene il capelano per suo abitare. La proprietà era di Mona di Bartolomea donna di Tanino di Bartolomeo da Monte Cuccoli e che fu lasciata alla Compagnia“. Questa casa si riferisce al terra-tetto in via San Giuseppe 12, cioè al lato sinistro dell’Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio. Il fatto che sia specificato oltre che alato anche sopra ne avvalora il sospetto infatti chi percorrendo via San Giuseppe si fermasse ad osservare noterebbe che questa casa ha un’estensione sopra l’Oratorio, cioè sormonta con un’ala il tetto dell’Oratorio. Durante dei lavori di ristrutturazione di questa ala furono trovati i primi due scalini di una scala a chiocciola che in verticale calava nell’angolo a sinistra entrando nell’Oratorio. Considerando che era ad uso abitativo del cappellano questo avrebbe un senso in quanto lo stesso avrebbe avuto un accesso diretto al’Oratorio. La stessa scala oltre che raggiungere la stanza di sinistra si apriva anche sul ballatoio che nel 1912 dopo la riapertura della Compagnia veniva usato per cantare le novene di Natale, come appunto ci ricorda il Dott. Cioni per aver fatto parte del coro.

Da dire inoltre che nel 1428 grazie alla donazione dell’antenato del Michelangelo, Simone Buonarroti, di cui abbiamo già parlato, questa palazzina si integrò con lo spedale che la Compagnia allestì alla sinistra e alla destra dell’Oratorio stesso (B pag. 40).

Bibliografia

  • A

Della Compagnia di S. Maria della Croce al Tempio – Lezione recitata il 27 gennaio 1861 alla Società Colombaria – Gio. Battista Uccelli – Firenze Tipografia Calasanziana 1861

  • B

La Compagnia de’ Neri – L’arciconfraternita dei Battuti di Santa Maria della Croce al Tempio – di Eugenio Cappelleti – Felice Le Monnier editore 24 maggio 1927 Firenze

Jacopo Cioni

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L’Oratorio di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio
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