Il proverbio trae le sue origini dall’antica abitudine di esaminare la dentizione del cavallo per stabilirne l’età e quindi anche il suo valore.

Un destriero giovane infatti aveva una valutazione maggiore di uno più vecchio. Possedere un cavallo era dunque considerata fonte di ricchezza. Ma San Girolamo citava: “Noli equi dentes inspicere donati” nel senso che, quando un cavallo viene regalato non è certamente il caso di andare a controllare lo stato della dentizione per stimarne il valore commerciale.

Un regalo è sempre un regalo e diventa prezioso in quanto tale. Dobbiamo quindi essere sempre grati di tutto ciò che ci viene donato, anche se si tratta di cose di scarso valore, in quanto il dono di per sé ha un valore solamente affettivo e non materiale.
(da “ADAGI CON BRIO” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
A caval donato non si guarda in bocca

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