Nuvoli si chiamava una volta il contado un po’ paludoso, un po’ infossato nel piano oltre il Barco, ultimo passaggio dell’Arno a valle della città. E nuvole c’erano, con nebbia, foschia e pioggia che le scioglieva in un pianto grigio.

Ma una piccola luce c’era nella conca di Nuvoli, dove anche il cielo sembrava avere dimenticato di sorridere nel sole. Quando Novoli si chiamava Nuvoli, anche San Cristoforo era più conosciuto come Cristofano, “Il portatore di Cristo”. E quando San Cristofano a Nuvoli si chiamava così, era una cappellina sperduta in una piana tutta acquitrini.

Qua e là una chiazza di verde, la sagoma di un pagliaio, una colonica, forse un boschetto.

Oggi è una parrocchia di un grande quartiere popoloso ed in continua espansione, dove sono sorte scuole, grattacieli nani, un grandissimo mercato ortofrutticolo, una cittadella universitaria e persino un inquietante Palazzo di Giustizia.

Ma quando San Cristofano a Nuvoli era una piccola chiesa tanto lontana e solitaria, era un altro mondo…

Correva l’anno 1069, come è scritto nei registri della chiesa, quando un certo Florentio, fu Teuzo, dona – alla chiesa di Santa Reparata – San Cristofano a Nuvoli, ereditata dalla moglie Roza, figlia del fu Guinizzo. Il padre di Roza, Guinizzo, era tanto ricco da lasciare alla figlia, o forse averle dato in dote, una piccola cappella. Probabilmente si trattava di un oratorio familiare, dove la domenica un Pievano arrivava a dorso di mulo per dire la messa, benedire le messi o i frutti secondo le stagioni e sostare sul mezzo del giorno alla tavola di Guinizzo, rustico anfitrione.

San Cristoforo a Novoli

Il santo protettore, Cristoforo, appare in un affresco sotto il portico che, secondo il volere della chiesa Canonica di Santa Reparata, col tempo divenne cimitero e col tempo tornò ad essere loggiato.
Il San Cristoforo, ancora visibile nella traccia del restauro, appare di enorme statura, come vuole la tradizione.
L’umile traghettatore che aveva portato sulle spalle un fanciullino spaventato di dover passare il fiume in piena, se l’era sentito di colpo appesantire tanto che la sua forza sembrava non reggerlo più.
Eppure Cristoforo era l’uomo più forte del fiume e ben altri fardelli aveva portato su di sé.
Seppe che erano le colpe degli uomini a rendere così pesante il Bambino e, indovinato chi fosse, ebbe da Lui una promessa, non appena lo depose in salvo, sull’altra riva.

l moribondo cui fosse apparsa l’alta figura di Cristoforo avrebbe avuto un sicuro passaggio in Paradiso, quasi la distanza tra la Terra e il Cielo altro non fosse che un fiume in piena che la santità rendeva calmo e tranquillo.
Perché Cristoforo, per aver offerto, sulle sue spalle, facile guado a quel Bambino, divenne santo.

Nel suo interno, la piccola chiesa di San Cristoforo a Novoli, conserva l’antico profilo di una cappellina di campagna. Ha l’impiantito in mattoni, le travi rade al soffitto, le dimensioni semplici di un oratorio di famiglia, dove pregarono Guinizzo, sua figlia Roza e Florentio di Teuzo.

Dopo la leggenda qualche informazione storica:
La chiesa è molto antica: già ricordata nel 1069, ne fu rettore dal 1473 Marsilio Ficino. Sulla facciata con piccolo portico vi sono tracce di un affresco del ‘400 raffigurante l’Annuncio a Gioacchino, e di un altro con la figura di San Cristoforo, attribuito al giovane Franciabigio. L’antica abside fu distrutta durante gli ampliamenti del 1877.
All’interno vi è una tavola con la Resurrezione di Cristo attribuita ad Alessandro Allori ed un affresco con la Madonna della Misericordia (1400 circa). In locali adiacenti, superati i resti di un antico chiostro, sulla destra della chiesa, ci sono resti di un affresco in terra verde con l’Ultima Cena, opera di Stefano di Antonio di Vanni (sec. XV).
Divenuta insufficiente per la popolazione locale, la vecchia chiesa è stata sostituita da una nuova adiacente, progettata dagli architetti Morozzi e Corretti e realizzata nel 1971.
(Molto discutibile, a mio modestissimo avviso, questa collocazione, avrebbero potuto costruirla un po’ più distante non mortificando questo piccolo gioiellino).
All’interno si trova il plastico con San Cristoforo in vetroresina di Sergio Benvenuti ed una vetrata policroma.

Gabriella Bazzani
I nuvoli di San Cristoforo.
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