E’ il giorno di Pasqua, ma non è una festa come tutti gli altri anni. Questa pandemia denominata Covid-19 ci costringe a trascorrerla in casa, lontano dagli affetti dei parenti.

Prima di pranzo con il nostro Smart Phone, mi sono collegato tramite “uozzappe” con mia sorella e suo marito, mia figlia con marito e nipoti. Questa vista dei miei parenti ha cambiato l’umore della mia giornata, ho pranzato con più appetito. Dopo pranzo mi sono accomodato nella mia poltrona preferita, e ho cominciato a pensare alle giornate passate di Pasqua, e mi sono addormentato.

Sognavo di essere il Proconsolo, e di trovarmi nell’anno 1101 presso il palazzo della famiglia Pazzi in via dei Librai. Insieme a me c’erano: Il Capitano del Popolo, i Priori di tutte le Arti, il Podestà, il Vescovo Ranieri, e tanti rappresentanti delle nobili casate fiorentine.

Pazzo dei Pazzi era stato in Terrasanta insieme ad altri nobili a combattere i Turchi Selgiucidi. Ed ora tornato nella città natale aveva convocato i rappresentanti del Comune, le istituzioni e le famiglie più in vista. Voleva raccontarci della sua partecipazione alla prima Crociata.

Aveva iniziato a raccontare che tutto era iniziato al Concilio Ecumenico di Clermont Ferrand, tenutosi in quella città della Francia nell’anno 1095. Sua Santità Urbano II in quella occasione, raccontò delle triste condizioni di vita dei cristiani oppressi dai Turchi, e invitò i Vescovi presenti a perorare nelle loro città, la formazione di una armata destinata a liberare la Terra Santa e i Luoghi Santi, fra cui si trovava Gerusalemme e il Santo Sepolcro, e renderli alla devozione di tutti i Cristiani. In parole povere una Crociata.

Il Vescovo Ranieri si profuse in prediche accorate, nelle quali descriveva le angherie alle quali erano sottoposti i Cristiani di quei luoghi. Nell’anno 1097 partirono da Firenze 2500 cittadini fra nobili e popolani al comando di Pazzo detto “Pazzino” dei Pazzi. Fra i cavalieri fiorentini erano presenti i rappresentanti delle famiglie più in vista: Fifanti, Alisei, Caponsacchi, Infangati, Barucci, Arrigucci e Sizii.

In Terra Santa si unirono alle truppe comandate da Goffredo IV duca di Buillon (chiamato dai fiorentini “Buglione”), dopo aver combattuto e conquistato le città di Antiochia, Nicea, Tarso, erano giunti a Gerusalemme. La città del Santo Sepolcro venne assediata il 15 luglio 1095, e liberata dopo una accanita lotta.

Un Amidei apostrofò il Pazzo chiedendogli: Si può sapere cosa hai fatto di tanto importante in quell’assedio per convocarci nel tuo palazzo?

P: Ho fatto una azione eroica, e sono stato ampiamente premiato per il mio gesto;
Donati: Non farla lunga, dicci cosa hai fatto!
P: Era un mese e mezzo che avevamo cinto d’assedio la città Santa. Eravamo in stallo, non si riusciva a farla capitolare. I difensori Turchi si difendevano accanitamente, e così per incitare i Crociati a sferrare l’attacco decisivo, ho preso lo stendardo bianco con la Croce Rossa, e incitando i miei compagni a salire sulle scale mi sono arrampicato per arrivare in cima alle mura;
Caponsacchi: Io c’ero e posso dirvi che vedendo quel gesto, i Crociati come un sol uomo si sono avventati sulle scale al seguito di Pazzo;
P: I Turchi ci hanno gettato a dosso di tutto: pietre, olio bollente, frecce, e tutto quello che avevano vicino. Sono finalmente arrivato sulle mura, ho ucciso un infedele che mi era giunto vicino, e ho piantato lo stendardo continuando a combattere.
Io e tutti i presenti abbiamo applaudito a sentire le parole di Pazzino. A chiesto di fare silenzio per finire di raccontare.
P: La sera la città era liberata, avevamo liberato il Santo Sepolcro e sterminato tutti i difensori;
D: Avanti, dicci cosa è successo?
P: Goffredo di Buglione venne nominato Re di Gerusalemme, ma non ritenendosi degno del titolo rinunciò, preferendo essere nominato Protettore del Santo Sepolcro;
Podestà: Un grande gesto degno di un vero cristiano!; Mentre il Vescovo annuiva.
P: Dopo ha chiamato i comandanti delle truppe Cristiane, per premiare il loro valore. Quando sono giunto davanti a lui, mi ha messo una mano sulla spalla destra e ha detto queste parole: “Onore a colui che per primo ha piantato sulle mura di Gerusalemme, il simbolo dei cristiani!” Poi ha preso due pietre del Santo Sepolcro di nostro Signore Gesù, e mi ha detto: “Prendile e portale a Firenze, fregale fra loro fai scaturire delle scintille, accendi un bracere e invita i tuoi concittadini a accendere una facella da portare nella loro abitazione. E’ la luce di Cristo che illumina tutte le case.

I presenti hanno applaudito lungamente a queste parole. Molti lo hanno abbracciato, il Podestà e il Capitano del Popolo hanno chiesto notizie sul braciere. Mentre il Donati protestava, dicendo che il fuoco doveva essere acceso sul sagrato di Santa Reparata.

Ho chiesto a Pazzino dove intende conservare le pietre, se le tiene nel suo palazzo o le esporrà in una teca nella chiesa della sua parrocchia.
P: Per ora terrò queste Sante reliquie nel mio palazzo, prometto di tenerle e farle vedere a tutta la città nel giorno della Santa Pasqua. Preparerò il braciere da accendere con le Sante Pietre, affinché il popolo possa usufruire, poi ho deciso di far preparare un cofanetto da un orafo, il migliore sulla piazza di Firenze, ed in seguito le donerò alla mia parrocchia.
Siamo scesi nella loggia del Palazzo, nel mezzo c’era un braciere pronto per essere acceso. Pazzino ha chiamato un famiglio, è arrivato con un un vassoio coperto di velluto rosso, con sopra le schegge del Santo Sepolcro. Le ha prese nelle mani, si è avvicinato al braciere e le a sfregate fin quando hanno scaturito delle scintille accendendo i legnetti preparati a piramide. Dopo qualche istante il fuoco è aumentato scoppiettando allegramente. Pazzino ha invitato i presenti ad accendere una facella per portare il fuoco Santo alle loro case, mentre il Vescovo, cantava le Laudi al Signore.
Mi sono ripromesso, quando rientro nel palazzo dei Giudici e Notai, di annotare in un mio “tomo” che ho chiamato “Cronica Cittadina” dove riporto per i posteri questa giornata che ha colpito al cuore Firenze. Ora siamo i custodi delle pietre del Santo Sepolcro, un regalo ricevuto per l’eroismo di un nostro concittadino.

Quando è venuto il mio turno di accendere la facella, ho sentito una voce: Alberto svegliati, devi portare fuori il cane. Fabio deve andare a lavorare. Ho aperto gli occhi, mi sono guardato intorno. Ero nella mia casa, sulla mia poltrona preferita, però era un bel sogno!

Alberto Chiarugi
Interviste impossibili: Pazzino dei Pazzi e le pietre del Santo Sepolcro

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