Il giorno che Cosimo I ordinò a Baccio Bandinelli di fare la statua del padre, Giovanni dalle Bande Nere, un’indovina gli profetizzò che quel marmo non avrebbe mai avuto pace. Siccome Cosimo era superstizioso, dopo averla fatta collocare nella basilica di San Lorenzo, pensò che, dopo la sua morte, i frati avrebbero potuto rimuoverla, ed ordinò che fosse spostata sull’angolo della piazza, proprio dove oggi si trova.

Quando il basamento fu spostato, Cosimo si fece venire il timore che una rivolta avrebbe potuto portare la folla intorno a Palazzo Medici, al che la prima cosa ad essere distrutta avrebbe potuto essere proprio la statua del padre. A quel punto pensò bene di farla sistemare provvisoriamente in Palazzo Vecchio, lasciando però il basamento in Piazza San Lorenzo, dove era stato collocato, tanto che prese il nome de “la base di San Lorenzo”.

I fiorentini, al solito, non si fecero scappare l’occasione di far battute e presero a dire che Giovanni era andato in Palazzo Vecchio a sbrigare delle pratiche, ma che, per questioni burocratiche (anche allora, evidentemente, la burocrazia imperava), ancora non era tornato.

L’assenza si protrasse per dei secoli. Solo nel 1850 Giovanni riuscì a risolvere i problemi burocratici e si decise a riprendere il suo posto sulla base di San Lorenzo.

E fu in quel momento che, complice la luce del sole alla quale era finalmente esposta la statua, si scoprì la goffaggine di Baccio Bandinelli, che aveva scolpito Giovanni dalle Bande Nere in atteggiamento poco eroico: “…seduto in posa prosaica, con due poppe marziali che molte donne vorrebbero avere.”

Venne allora apostrofato come “La balia di San Lorenzo”, visto che aveva tutto il necessario per allattare, dalla posizione alle mammelle. Vi furono anche scherni di genere più triviale, che lo definivano comodamente seduto per motivi… fisiologici.

Anche l’epigrafe posta sulla base non suonava come l’attuale; infatti vi si leggeva:

“…RESTAURATA NELL’ANNO MDCCCL

E POSTAVI LA STATUA DEL GRANDE CAPITANO EBBE

ALFINE COMPIMENTO LA PREGEVOLE OPERA

SCOLPITA DAL BANDINELLI”

La gente, immantinente, cominciò a chiamare il condottiero “Il Capitano Ebbe”, per cui l’epigrafe venne corretta, spostando l’ “ebbe”:

“…RESTAURATA NELL’ANNO MDCCCL

E POSTAVI LA STATUA DEL GRANDE CAPITANO

EBBE ALFINE COMPIMENTO LA PREGEVOLE OPERA

SCOLPITA DAL BANDINELLI”

Le traversie della statua non sono comunque finite: negli anni trenta, per esigenze di traffico, venne progettato di spostare il monumento e vennero fatte delle prove, con l’utilizzo di un modello, per cui in Piazza San Lorenzo potevamo vedere ben due Giovanni dalle Bande Nere… non ne fosse bastato uno!

Il suo è comunque un triste destino:   ancora oggi il capitano deve soggiacere ai piccioni che continuano a riempirlo di sterco, stazionando continuamente sulla sua testa!

Gabriella Bazzani
La leggenda della statua senza pace.

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