La sindrome di Stendhal, è un’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiri, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se loro sono compresse in spazi limitati. Questa è la definizione che troviamo su wikipedia.

La ragione per qui questa sindrome è legata a doppio filo con Firenze è perchè ne fu colpito uno scrittore francese di nome Marie Henri Beyle, il cui pseudonimo era appunto Stendhal. Stendhal era in visita turistica presso le bellezze fiorentine nel 1817. Essendo scrittore riportò la sua esperienza per scritto: “Là, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere più vivo che mai mi abbia fatto la pittura. Ero già in una sorta di estasi, per l’idea di essere a Firenze, vicino a grandi uomini di cui avevo visto le tombe. Assorbito nella contemplazione della sublime bellezza…ho raggiunto il punto in cui si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, avevo le palpitazioni al cuore, quelle che a Berlino chiamano nervi: la vita in me si era inaridita, camminavo col timore di cadere.

Si mantiene il legame fiorentino alla famosa sindrome anche perchè la prima psichiatra che si occupò di questa sofferenza psichica fu la fiorentina Graziella Magherini nel 1977. La Magherini la descrisse come degli episodi acuti di sofferenza psichica ad insorgenza improvvisa e di breve durata. Questi pazienti erano soprattutto di sesso maschile, con un’età compresa fra 25 e 40 anni e con un buon livello di istruzione scolastica. Soprattutto venivano colpite persone che viaggiavano da sole e più marcatamente interessavano soggetti provenienti dall’Europa Occidentale o dal Nord-America. Tutti avevano la medesima caratteristica e cioè erano persone estremamente interessate all’arte e di animo sensibile ala stessa. Infine, anche se non esclusivamente, questa sindrome si verificava spessissimo a Firenze e soprattutto in ambienti chiusi durante l’osservazione delle opere d’arte.

La Magherini osservò ben 106 turisti che ebbero crolli emotivi di fronte alle opere d’arte e notò che non solo si manifestava con la perdita dei sensi, ma anche con allucinazioni, disturbi sensoriali, manifestazioni deliranti, di estasi, ansia fino a crisi di panico o addirittura acuta depressione.

Lo studio della Magherini si concluse nel 1979 con un trattato dal titolo: “La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell’arte”. Scrive la Magherini: “La Bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse”.

Il trattato approfondì non solo l’aspetto psicologico ma anche quali opere inducevano con più frequenza la sindrome di Stendhal. Si accertò che la maggior frequenza di insorgenza era rispetto alle opere rinascimentali, in particolare al cospetto di Botticelli e Michelangelo. Impressionante quanti ne sono colpiti davanti alla statua del David che ha il potere di trasmettere contemporaneamente bellezza, potenza, miticità.

Quello che mi domando è quanti fiorentini sono stati colti dalla sindrome Stendhal . La mia sensazione è che siano in realtà pochi, credo che chi è nato in città d’arte come Firenze o Roma o ancora Venezia sia in qualche modo vaccinato. Nascere e crescere in mezzo a ciò che di più bello l’uomo ha creato ci rende forse più coriacei alla stessa bellezza, forse è proprio questo che emerge delusione quando affrontiamo un viaggio e visitando altre città le troviamo vuote, prive di anima, restiamo sempre passivi. Forse per chi è nato fra tante bellezze create dall’uomo l’unico modo per ottenere sensazioni violente come la sindrome di Stendhal è presentarsi davanti ad uno spettacolo  creato dalla natura, andare oltre la mano dell’uomo e tornare a vedere le origini.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
La sindrome di Stendhal.
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