L’Arte dei Vinattieri è una fra le quattordici Arti minori più importanti. Nello Statuto dell’Arte conservato presso l’Archivio di Stato del 1339, scritto in volgare, si trova indicato che nessuno può vendere il vino al di fuori delle regole statutarie. Vi sono segnati gli osti e i sensali i quali intervenivano nella compra vendita del prodotto. Essi erano tenuti ad avere un registro aggiornato dove dovevano indicare i mercati presso i quali si erano recati, i nomi dei compratori, dei venditori e le qualità di vino trattate e vendute, infine il prezzo.

Una leggenda narra che, durante il Concilio indetto da Papa Eugenio IV tenuto in Firenze con i padri della Chiesa Orientale per un riavvicinamento, (il Concilio per l’esattezza doveva tenersi a Ferrara, ma essendo colpita dalla peste, Cosimo il Vecchio offrì la disponibilità della nostra città affermando che non c’erano casi di malattia) venne offerto in loro onore un pranzo alla fine del quale venne offerto un vino “pretto” cioè puro senza l’aggiunta di altro. Il dotto Bessarione dopo averlo assaggiato lo magnificò, paragonandolo ad un vino giallo/biondo dell’isola di Xanthos, i presenti capirono Xantho, cioè santo come che questo vino fosse così buono e paradisiaco da usare per la messa. Da allora il vino “pretto” è conosciuto da tutti con il nome santo. 

Una curiosità è quella che si trova in molti palazzi della città, la buchetta del vino. Si tratta di una apertura nel muro del palazzo, non molto distante da terra, fatta a forma di portone e munita di una porticina, dalla quale veniva passato il classico gotto di vino, dietro il pagamento di una piccola somma. Questa apertura era di solito comunicante con la cantina, cosicché il vino mesciuto era sempre fresco. Fra i maggiori produttori di vino si annoverano ancora: Antinori, Frescobaldi, Ricasoli, Torrigiani.

A Firenze, si trova una via dedicata ai fiascai, dove in antico si trovavano le botteghe dei soffiatori di vetro, che producevano i famosi fiaschi “toscanelli”, arte imparata dai maestri vetrai di Murano. I nobili bevevano il vino nei bicchieri di vetro o di cristallo, mentre nelle mescite e osterie era servito in tazze o boccali di terracotta.

Il gonfalone dell’Arte rappresenta una coppa rossa in campo bianco. Il protettore era San Martino Vescovo la festa era l’11 novembre, la sede si trovava in via Lambertesca di fronte al Chiasso del Buco.

Ogni anno nella nostra città, l’ultimo sabato di settembre, viene rievocata l’antica festa dell’offerta del vino nuovo alla Signoria.

Si tratta di una tradizione che si svolgeva nei secoli passati. Era usanza donare alla Signoria un fiasco di vino, il primo dell’anno che veniva prodotto nel contado. Il Corteo della Repubblica Fiorentina, si forma e si muove dal Palagio di Parte Guefa, arriva al Duomo dove si trova il “Carro matto” che trasporta 3000 fiaschi toscani impilati l’uno sull’altro, da mani esperte che si tramandano questa antica arte da generazioni. Il carro è giunto in città dal Comune di Rufina trainato da un trattore, prima di accodarsi al Corteo vengono aggiogati una coppia di bianchi buoi. E’ seguito dal Sindaco del Comune e da una rappresentanza di cittadini ruffinesi in costume.

Durante il percorso verso Palazzo Vecchio, viene effettuata una sosta davanti alla chiesa di San Carlo in via Calzaioli. Al prete ricevuto il saluto dei figuranti, viene donata una ampolla contenente vino, poi benedice il carro che riprende la marcia.

Il corteo giunto in piazza della Signoria, si schiera davanti alle scale di Palazzo Vecchio, per il saluto ai Sindaci di Firenze e Rufina. Questi offre un fiasco di vino nuovo al collega, che come da tradizione lo berrà alla salute della città.

Intanto i contadini che hanno accompagnato i carro, vendono i fiaschi di vino agli spettatori, fanno merenda con i salumi pane e un gotto di rosso nettare, mentre delle bambine vestite da contadinelle, offrono ai presente le giuggiole, veri bon bon apprezzate da tutti.

Alberto Chiarugi.
L’Arte dei Vinattieri.
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