Maestro del S. Francesco Bardi
Maestro del S. Francesco Bardi – S.Francesco e storie della sua vita. Basilica di S. Croce, cappella Bardi 1250 ca.

Le cosiddette “slide” (diapositive), realizzate con programmi come Powerpoint o similari, sono ormai diventate di uso comune nell’insegnamento, nelle conferenze ed ogni qualvolta si debba illustrare qualcosa. Vista la facilità con cui si possono realizzare le “presentazioni”, di questo strumento spesso si abusa, arrivando ad annoiare ed ottenendo quindi l’effetto contrario a quello voluto, ovvero catturare l’attenzione degli osservatori.

Nel medioevo ovviamente non c’erano i computer, internet, i videoproiettori e tutti gli altri strumenti oggi disponibili, ma si ricorreva ugualmente all’immediatezza delle immagini, visto che oltretutto la stragrande maggioranza della popolazione era analfabeta. Così i grandi cicli di affreschi sono stati spesso definiti, citando il titolo di una famosa raccolta di immagini medievali, “biblia pauperum”, ovvero “la bibbia dei poveri”; i quali poveri, non sapendo leggere e non potendosi nemmeno permettere l’acquisto di un libro (merce assai rara all’epoca), apprendevano le sacre scritture e la vita dei santi osservando le meravigliose rappresentazioni di pittori come Cimabue e Giotto.

C’è una tipologia di opere pittoriche che a me ricorda le moderne “slide” o anche, volendo, le strisce dei fumetti, anche se visto l’intento didattico più che ludico propenderei per la prima similitudine: sono le cosiddette “tavole agiografiche” di cui illustrerò due esempi presenti nel vasto patrimonio artistico fiorentino.

Si tratta di pale dipinte su tavola a fondo oro, come di consueto avveniva all’epoca, con la rappresentazione di un santo al centro ed ai lati da una serie di riquadri dipinti con rappresentazioni degli episodi salienti (nascita, morte, miracoli…) della sua vita: le “slide”, appunto.

Normalmente questa tavole hanno una forma a sviluppo verticale e sono spesso “cuspidate”, ovvero la parte superiore termina con un coronamento triangolare a punta. Il termine “agiografico” deriva dall’unione di due parole greche (ἅγιος – santo e γράφειν – scrivere) e si riferisce al fatto queste opere sono l’equivalente in pittura dell’agiografia, genere letterario che comprende i testi scritti per illustrare la vita dei santi e celebrarne la memoria. Infatti lo scopo di queste pitture era quello di illustrare ai devoti la vita del santo tramite i suoi episodi principali. Non sono ritratti bensì rappresentazioni idealizzate con l’intenzione di mostrare le virtù morali del personaggio più che il suo aspetto fisico.

Maestro del S. Francesco Bardi – S.Francesco e storie della sua vita. Dettaglio della parte cuspidale

Andiamo a descrivere un paio di splendidi esempi di queste opere d’arte che personalmente ho sempre trovato molto affascinanti.

La prima si trova nella basilica di S. Croce, esposta all’interno della cappella Bardi decorata da Giotto con le storie di S. Francesco e rappresenta il poverello di Assisi con gli episodi salienti della sua vita. Viene datata agli anni 50 del 1200 e, dopo essere stata per molti anni attribuita a un non meglio identificato “maestro della pala Bardi“, viene oggi comunemente considerata opera di Coppo di Marcovaldo, artista attivo nella seconda metà del XIII secolo e ritenuto autore anche di parte dei mosaici che ricoprono la cupola del Battistero Fiorentino.

Nella parte centrale è ritratto il santo che nella mano sinistra tiene un libro chiuso e con la destra benedice col consueto gesto della mano. E’ sormontato da due angeli ed una schematica rappresentazione del cielo secondo la cosmologia medievale ripresa anche da Dante, da cui scende la mano di Dio (dettaglio spesso non notato) che porge un cartiglio con l’iscrizione «Hunc exaudite perhibentem dogmata vitae» (“Obbedite a colui che porta i precetti della vita”).

Bonaventura Berlingieri – San Francesco e storie della sua vita, 1235, Chiesa di San Francesco, Pescia

Lo stile è ancora pienamente “bizantino” (o “greco”, se vogliamo usare la terminologia Vasariana): la figura è completamente piatta, senza volume, definita dalle linee e dalle lumeggiature della veste e si staglia sul classico fondo oro delle pitture cosiddette “primitive”. I piedi sono “penduli”, gli occhi allungati.

Ai lati, partendo dalla cuspide, troviamo 20 “slide” con gli episodi della vita di Francesco. La lettura parte in alto a sinistra con il primo episodio (Francesco liberato dalla prigionia) e si svolge in senso antiorario fino a terminare in alto a destra con l’ultimo episodio (Guarigione del paralitico Bartolomeo da Narni).

Nei riquadri la pittura, dovendo raccontare episodi di vita, si fa più didascalica ed a tratti ingenua. Opere simili erano piuttosto diffuse nelle chiese francescane Toscane, dove c’erano altre tavole con simile impostazione: S. Francesco a Pescia, Santa Maria del Prato a Pistoia (ora al museo civico), S. francesco a Colle Val d’Elsa (ora alla pinacoteca di Siena) solo per citarne alcune.

La particolarità dell’opera in S. Croce sta nel fatto che gli episodi narrati, oltre ad essere numericamente superiori, sono tratti dalla biografia che Tommaso da Celano scrisse tra il 1228 e il 1229 e che San Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell’ordine, durante il capitolo tenutosi a Parigi nel 1266 ordinò di distruggere, assieme a tutte le precedenti biografie di Francesco. Da quel momento ci fu una sola biografia ufficiale del Santo, quella scritta dallo stesso Boaventura, la cosiddetta “Legenda maior” e anche tutte le rappresentazioni figurative si adeguarono a questa linea ufficiale. Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro di Chiara Mercuri “Francesco d’Assisi: La storia negata” edito nel 2016 da Laterza

Il secondo dipinto di cui ci occupiamo si trova invece esposta alla Galleria dell’Accademia nella sala del due/trecento, perlopiù ignorata dai turisti che vi passano innanzi con gli occhi (e le memorie degli smartphone) ancora pieni della maestosità del David di Michelangelo.

Maestro della Maddalena – Maddalena penitente e otto storie della sua vita, 1280-1285 circa. Firenze, Galleria dell’Accademia

Questa tavola ritrae la santa Maria di Magdala (“La Maddalena”) penitente ed ha una forma ed una impostazione molto simili alla precedente. E’ datata agli anno ‘80 del XIII° sec. ed è opera di un anonimo pittore Fiorentino attivo in città tra il 1265 e il 1290 circa, il cosiddetto “Maestro della Maddalena” , a cui viene attribuita anche la tavola del San Luca agli Uffizi ed alcuni dei cartoni per i mosaici del Battistero di San Giovanni.

Anche in questo caso abbiamo la figura idealizzata della santa al centro, che si staglia sul consueto fondo oro, circondata dai riquadri contenenti otto storie della vita della santa. Il corpo, come nel S. Francesco Bardi, non è definito volumetricamente ma è rappresentato completamente coperto dai lunghissimi capelli che scendono fino ai piedi, attributo della santa secondo la tradizionale iconografia, le cui sottili linee definiscono la figura allungata del corpo.

La santa tiene nella mano sinistra un cartiglio con l’iscrizione “Non desperetis vos qui peccare soletis exemploque meo vos reparate Deo”, (“Voi che avete l’abitudine di peccare non disperate e, seguendo il mio esempio, ravvedetevi davanti a Dio”), presente anche in altre rappresentazioni della Maddalena (ad esempio negli affreschi di Cenni di Francesco nella cappella Gianfigliazzi in S. Trinita).

Le “slides” ai lati in questo caso sono otto e colpiscono per la vivacità della rappresentazione, una pittura “sciolta” che ricorda quella di Coppo di Marcovaldo e che include anche alcuni elementi di definizione spaziale e naturalistica.

Anche qui la lettura delle “slides” inizia in alto a sinistra con “l’unzione dei piedi di Cristo” e termina in alto a destra con “le esequie di Maria Maddalena”.
Queste due opere sono solo un esempio di quelle che ho forse in modo un po’ irriverente – non me ne vogliano i lettori – definito “slides” medievali, una dimostrazione che il detto “val più un’immagine di mille parole” era applicato già ai tempi del poverello di Assisi!

Enrico Bartocci
Enrico Bartocci
Le “Slide” del medioevo.

2 pensieri su “Le “Slide” del medioevo.

  • 24 Novembre 2018 alle 20:31
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    Si, è proprio vero quello che racconta il nostro Autore, servivano infatti ad erudire il popolo che non sapeva leggere e scrivere. A me in realtà non mi viene in mente niente di particolare perchè ne ho viste a centinaia sia nei musei italiani, sia nelle chiese di tutta l’Italia e le ho viste anche all’estero esposte nei musei, naturalmente opere italiane rubate o pervenute chissà come nei musei esteri.

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  • 18 Novembre 2018 alle 11:47
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    Ottimo contributo; io ci aggiungerei anche gli affreschi credo al Duomo di Siena od in quello di Certaldo dove in una parete si può notare una bellissima rappresentazione di questa forma artistica.

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