Dal pantano d’Italia è nato un fiore..Maria Pasquinelli‘”così era scritto il 10 aprile del 1947 su dei manifestini Tricolori dopo la condanna a morte.

Maria Pasquinelli è nata a Firenze il 16 marzo del 1913, ma niente della sua impresa ha a che vedere con Firenze. Nata a Firenze, ma vissuta a Bergamo dove si è diplomata maestra elementare, poi laureata in pedagogia aveva frequentato la scuola di Mistica fascista a Roma, nel 1940 si era arruolata come volontaria crocerossina a seguito delle nostre truppe in Africa.

Fervente patriottica, forse anche eccessiva, nel 1941 lasciò l’ospedale di El Abiar dove lavorava e travestita da soldato, con la testa rasata e dei documenti falsi, cercò di raggiungere la prima linea per unirsi agli altri soldati italiani. Scoperta fu immediatamente riconsegnata ai suoi superiori per rimpatriarla.

Nel gennaio del 1942 raggiunse la Dalmazia, si stabilì a Spalato come insegnante di lingua italiana. Dopo l’8 settembre e dopo le stragi degli italiani compiute in Dalmazia e in Istria dagli slavi, si organizzò per il recupero delle salme dei militari uccisi e gettati nelle foibe. A Spalato ne scoprì personalmente una di foibe, un pozzo dove giacevano 200 militari della  divisione “Bergamo”.

Sì spostò quindi a Trieste denunciando gli accadimenti alle autorità della RSI, poi cercò di stabilire contatti con la Decima MAS ed i Partigiani italiani della “Franchi” e della “Osoppo”, tutto nella speranza che gli alleati difendessero l’italianità della regione. Venne per questo arrestata dai tedeschi e salvata in extremis dal principe nero Valerio Borghese comandante della Decima Mas.

Una donna dal temperamento irritabile, impetuosa, travolgente, aspra nelle discussioni, subì un forte trauma quando vide che sia l’italia che gli Alleati abbandonavano gli italiani istriani alle angherie degli slavi assieme ai territori, sentendosi così tradita nel profondo.

La mattina del 10 marzo 1947 a Pola in Yugoslavia, oggi Croazia, si avvicinò con la sua borsetta davanti al generale Robert De Winton, estrasse una pistola e ferì a morte il generale con quattro colpi al cuore. Lo scopo del suo gesto era richiamare l’attenzione sul dramma degli italiani in Istria e in qualche modo punire l’atteggiamento degli Alleati per il loro tradimento verso la sua gente.

Uccise il generale nella speranza di richiamare l’attenzione su quello che accadeva in quelle terre e ci riuscì, in tutto il mondo i giornali scrissero di questo fatto, lei suscitò simpatie e comprensione, mentre la situazione dell’ Istria sdegno e interrogativi. Dopo l’attentato Maria si fece catturare quasi in stato di trance, nella sua borsa vi era un biglietto con scritte le motivazione del suo atto patriottico. Di fatto gli italiani furono abbandonati alla loro sorte e lei condannata a morte, poi comminata in ergastolo; fu liberata nel 1964 e non volle mai rilasciare interviste, morì a Bergamo il 3 luglio del 2013.

Riccardo Massaro
Maria Pasquinelli.
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