La base di questo proverbio gioca sul fatto che, se un evento non è unico ma si ripete almeno due volte, si presume che si ripeterà ancora nel tempo. Dicendo “non c’è due senza tre” ci si augura perciò che possa continuare a verificarsi altre volte. Da due a tre il passo è breve. Molto probabilmente l’origine di questo adagio deriva dal particolare significato che è stato attribuito al numero “TRE” nel corso del tempo, fino ad assumere il concetto di “numero perfetto”. Tre sono infatti le persone della Santissima Trinità, tre le dimensioni del mondo terreno, tre il numero della totalità cosmica: cielo, terra e uomo, tre le Cantiche della Divina Commedia: Inferno, Purgatorio e Paradiso.
(da “ADAGI ALLEGRI ANDANTI” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Non c’è due senza tre

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