Il Gratta è il circo che c’era prima a Firenze, prima del Togni, dell’Orfei e dell’americano. Era il circo rionale di Firenze, si spostava di quartiere in quartiere per regalare risate e intrattenimento a grandi e piccini.

Il circo Gratta si chiamava cosi perchè il suo direttore era Evaristo Cairoli detto il Gratta, forse alcuni lo ricordano anche con il nome circo Caroli. In realtà il Gratta non era un semplice clown, ma un teatrante che si esibiva sotto un tendone. Si sposò con Sara Pellegrini una cavallerizza circense ed in pratica si fusero due famiglie unite nello spettacolo. Il circo era originario del nord, ma si trasferirono in Toscana, in particolare a Firenze, durante la seconda guerra mondiale per desiderio di Sara che ricordava un Natale solare passato in Toscana, nella nostra bella regione ci aveva lasciato il cuore.

Trapezzisti a Boboli

Quando il circo si stabilì definitivamente a Firenze la famiglia del Gratta contava svariati figli ed anche i primi nipoti.

Il circo aveva un tendone, ma spesso si esibiva sulla pubblica piazza o anche come spettacolo di intrattenimento nei cinema prima della proiezione. Lo spettacolo era aperto dalle figlie, prima Silvana con numeri di equilibrismo, poi Oriella e Marisa con giochi da giocoliere e di contorsionismo. Poi arrivavano gli acrobati, i figli Felice e Giancarlo, anche con l’uso di una motocicletta. Poi anche Evaristo che invece si esibiva con una bicicletta.

Ovviamente non poteva mancare il Gratta che era un clown dalla battuta pronta. All’epoca il pubblico era più spontaneo e interagiva sovente con lo spettacolo. Il clown Gratta era di trucco leggero e la sua forza stava nella mimica facciale e, appunto, nel gioco verbale. Lo stesso Gratta, e i suoi artisti, cercavano di coinvolgere il pubblico. Le persone erano invitate a mangiare degli spaghetti o del cocomero con le mani legate dietro la schiena, oppure nel famoso numero del sepolto vivo in cui un signore, di cui si è sempre ignorato le generalità, si faceva seppellire in uno stato di trance e uno spettatore era incaricato di reggere una cordicella che veniva strattonata se l’artista si fosse risvegliato prima del tempo. Il sepolto vivo veniva estratto dalla fredda terra alla fine dello spettacolo, prima della gran parata finale.

via Pietrapiana
piazza Puccini

Qualcuno ricorderà il tendone del circo Gratta in via Locchi, oppure a Campo Marte, o ancora in via Pietrapiana. In via Pietrapiana, dove oggi c’è il palazzo delle poste e il supermercato c’era un grande spazio con il cinema Garibaldi e il Luna Park; li si piazzava anche il tendone del Circo Gratta.  A proposito del cinema Garibaldi, forse qualcuno lo ricorderà con il nome di “pidocchio”, nome assunto per le condizioni igieniche tutt’altro che linde.

Gratta statua di Carrara 1956

Di solito venivano allestiti due spettacoli domenicali, mattina e pomeriggio, con la mattina piena di bambini e il pomeriggio di solito pieno di adulti. Si anche gli adulti erano assidui del circo Gratta sia perchè la vita era più scanzonata e gli spettacoli disponibili erano quelli, sia perchè le figlie del Gratta mostravano delle belle gambe nude, a volte con calze di seta, e per l’epoca non era cosa da poco!

Il Grata morì nel 1989 a 86 anni e il tempo e i cambiamenti portarono la famiglia Caroli a trasformarsi prima in giostrai e poi a scomparire dalla vita pubblica. Diciamoci la verità, oggi si tornerebbe al circo solo per un moto di nostalgia, ma l’intrattenimento è fortemente cambiato e gli stessi circhi che sopravvivono si sono dovuti adeguare alla terotecnologia ed ai nuovi modi di fare spettacolo perdendo sicuramente la spontaneità e interazione che avevano il Gratta e i suoi artisti.

Foto dell’archivio famiglia Caroli. Informazioni e foto tratte dal libro “Quando c’era il Gratta” di Stefano de Rosa.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Quando c’era il circo Gratta.
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