Negli antichi mercati della Toscana la merce veniva “tarata”, vale a dire pesata sulla bilancia “a peso vuoto”, detraendo il peso netto da quello lordo, comprensivo di imballaggio e involucro. Questa operazione si chiamava appunto “tara”.
Quando però non veniva dato alla tara un valore assoluto si diceva che “barellava”, cioè che la quantità della merce poteva oscillare un po’ in eccesso o un po’ in difetto. In questo caso era necessario che venisse trovato un accordo “all’incirca” tra il venditore e il compratore: era il “tarabaralla”, poi nel tempo modificato in “tirabaralla”.
Oggi il termine fa parte del vernacolo fiorentino e ha assunto l’accezione di suppergiù, pressappoco, all’incirca, approssimativamente.
(da “Adagi con brio” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Tirabaralla
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