La zuppa inglese ha svariate teorie della sua genesi, origine francese, tedesca, emiliana, romana, napoletana ed in fine toscana. Ora, considerando il fatto che la nostra rivista è una rivista che parla di Firenze io scarto per principio campanilista ogni teoria extratoscana, ma esagero e all’interno della Toscana escludo teorie senesi e vi racconto la VERA storia della nascita della zuppa inglese. La zuppa inglese nasce a Fiesole, provincia di Firenze.

Apro una parentesi, la miglior zuppa inglese che abbia mai mangiato in vita mia la faceva mia suocera che è nata a Castelvetro, provincia di Modena. Io però, da fiorentino attaccabriga, continuo a negare il possibile e probabile rapporto diretto fra il dolce inglese trifle e la casata d’Este che attraverso Maria d’ Este, figlia di Alfonso IV d’ Este, andò in sposa al re Giacomo II d’Inghilterra, diventando regina d’Inghilterra. Nego e la mia negazione si basa sul fatto che il liquore principe per preparare la zuppa inglese è l’alchermes, liquore fiorentino (dovremmo farci un articolo) usato infatti anche nella preparazione dello zuccotto!

Quindi veniamo alla storia di come nasce la zuppa inglese e perchè assume questo nome dato che, come ribadisco ancora, non ha niente a che vedere con l’Inghilterra nel senso di nazione propriamente detta.

Secondo la leggenda sulle colline di Fiesole abitava una famiglia inglese che aveva una cuoca di origine locale. La famiglia, come tutti gli inglesi, alle cinque del pomeriggio si sorbiva il tè, accompagnato da biscotti secchi. Ogni giorno avanzavano molti di questi biscotti e la cuoca evidentemente parsimoniosa non li gettava e per recuperarli in qualche maniera studiò una nuova ricetta.

In pratica impilò i biscotti l’uno sopra l’altro annegandoli in una crema pasticcera densa e una crema di cioccolato a sua volta densa, dense tipo un budino. Il tutto risultava però troppo secco dato che i biscotti tendevano ad assorbire l’umidità presente e quindi decise di bagnarli con un liquore, l’alchermes. A questo proposito vi consiglio di provare l’alchermes della Certosa fiorentina, è speciale, non che voglia far pubblicità.

Il risultato fu fantastico, una delizia unica, non solo al palato, ma anche alla vista tanto che era splendida da preparare all’interno di una zuppiera trasparente per mettere in evidenza il colore giallo, rosso e marrone che la caratterizzano.

Veniamo alla ricetta. Se in origine il dolce nasce per recuperare dei biscotti secchi oggi viene usato il pan di spagna, ma niente vieta che possano essere usati dei biscotti secchi autoprodotti o comprati. Altra caratteristica, evidenziata dal sor Pellegrino Artusi, è l’uso di farina o fecola per la preparazione delle creme, questo per avere una consistenza maggiore e una solidità adeguata al poter tenere il dolce assieme.

Ingredienti:

400 g di pan di spagna o savoiardi o altro biscotto secco adatto.
1 litro di latte
200 g di zucchero
8 tuorli di uovo
100 g di cacao amaro
60 gr di farina o 40 gr di fecola
1 limone
alchermes

Procedimento:

Mescolate 4 tuorli di uovo con metà dello zucchero e della farina, aggiungete mezzo litro di latte aromatizzato con la scorza di limone e portate il tutto ad ebollizione mescolando. Ripetete il procedimento una seconda volta con lo zucchero, la farina, il latte e le uova rimaste ed aggiungendo il cacao. Con queste due procedure avete ottenuto le due creme.  In una zuppiera trasparente formate uno strato di pan di spagna che dovrete inzuppare di alchermes e copritelo con la prima crema pasticcera, stendete un secondo strato di pan di spagna inzuppato di alchermes e copritelo con la seconda crema al cacao. Continuate ad alternare le due creme sugli strati di pan di spagna fino al completamento. La zuppa inglese deve riposare almeno una mezza giornata in frigo e poi è pronta per essere servita.

Cucchiaio in mano, altro che cucchiaino, e fatevi sotto.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni

 

Zuppa Inglese.
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Un pensiero su “Zuppa Inglese.

  • 14 Giugno 2019 alle 11:29
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    Buon giorno, interessata dalle notizie, e dalle ricette. Grazie molto illuminante per comprendere il territorio, i costumi e le persone, anche per chi non è nè fiorentina, nè toscana.

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