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Mercato Nuovo o Loggia del Porcellino

Vi sarà capitato di far due passi con un amico in centro a Firenze, due chiacchere per ingannare il tempo. Magari di incrociare un terzo che si ferma e scambia un saluto per poi andarsene. Vedere poi l’amico girarsi e sussurrarti all’orecchio: «Lo vedi quello li? “Sta’ col culo per terra“»

La ciana appena detta non si riferisce al fatto che il conoscente è caduto sbattendo il deretano, ma è un modo di dire fiorentino per indicare che ha gravi problemi finanziari. Per esempio possiamo dire che l’Italia “sta’ col culo per terra grazie all’Europa Unita”.

Il detto fiorentino è antico e risale ad un’usanza attuata a Firenze e introdotta dopo il 1550, quasi 1600, parafrasando “Frittole”.

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Carcere delle Stinche

All’epoca Firenze era la Firenze dei mercanti, dei bottegai, degli affari ed era ignominioso essere responsabili di debiti contratti e non pagati. Un’infamia che non poteva passare inosservata, infamia che nel passato aveva condotto molta gente in carcere. Le stinche fin dalla costruzione (inizio 1299) ha ospitato innumerevoli debitori insolventi, taluni salvati dai Buonomini delle Stinche a cui fu concesso (data la grande opera meritoria) di scegliere fra i detenuti per debito persone che potevano essere rilasciate, liberare dalla prigionia, con la promessa di vigilare se i debiti contratti dagli insolventi fossero correttamente ripagati, fungevano da garanti.

Una forma meno dura di punizione, ma altrettanto umiliante era l’acculata; forse introdotta per evitare permeanze in carcere che non aiutavano certo a saldare i debiti.

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La pietra dello scandalo

Il debitore veniva portato presso il mercato nuovo, oggi più conosciuto come la loggia del porcellino e li, davanti a tutti i fiorentini, veniva spogliato dei pantaloni e delle braghe, afferrato saldamente per braccia e gambe e fatto sbattere a culo nudo su una pietra posizionata proprio in mezzo alle logge. L’umiliazione era palese, tutti avrebbero saputo che il punito era insolvente e uomo di cui non fidarsi.

La pietra usata per l’acculata è ancora oggi visibile al centro delle logge del porcellino, per vederla occorre andare alla sera dopo che i banchi sono stati rimossi. Si tratta di una serie di lastre di marmo, verdi e bianche, che formano la figura di una ruota da carretto. Molto somigliante alla ruota usata per issare il gonfalone fiorentino prima delle battaglie. Questa pietra prende il nome di pietra dello scandalo proprio per l’uso che ne veniva fatto.

Ancora oggi è in uso nel gergo fiorentino dire “sto’ col culo per terra” per dire che si è rimasti senza soldi.

Da questa stessa punizione potrebbe derivare un’altra parola fiorentina, “sculo” che indica la sfortuna, forse proprio riferito al fatto che aver battuto le mele sul gelido marmo davanti a tutti era una grande sfortuna; da li sculo e derivate come sculato per indicare una persona particolarmente sfortunata. Ovviamente anche la parola culo sarebbe derivante in logica da sculo, cioè l’esatto opposto, ad indicare fortuna. Vi è un’altro pensiero sull’etimologia della parola sculo. Si suppone derivante dalla traduzione di un testo sacro, il Padre Nostro, scritto nel IV secolo d.C in gotico e che tradotto riporta questo verso: “jah aflet uns þatei skulans sijaima” dove skula in gotico significa debitore poi skulo ed infine sculo ad indicare la malasorte.

Magari da questo gli scurrili e irriverenti fiorentini si sono inventati l’acculata per i debitori che in un modo o in un’altro sempre col culo aveva a che fare!

Jacopo Cioni
Star col culo per terra e la pietra dello scandalo.
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