In una favola di Esopo si narra di una volpe che aveva una bellissima coda rossa di cui andava fiera e orgogliosa. Ma un giorno la povera volpe rimase impigliata in una tagliola che le spezzò di netto la coda. La sventurata bestia si vergognava a farsi vedere con quel moncherino e allora gli altri animali del bosco, mossi da compassione, decisero di realizzare per lei una nuova coda di paglia. La volpe ritrovò così il coraggio di uscire e di riprendere la vita di sempre.
Tutti gli animali mantennero il segreto eccetto un galletto che divulgò senza alcun pudore la notizia agli altri pollastri. La voce giunse alle orecchie dei proprietari dei pollai, i quali si organizzarono di conseguenza e accesero dei piccoli fuochi davanti alle loro gabbie.
Da allora la volpe non si avvicinò più alle stie per paura di bruciarsi la coda.
Ancora oggi si dice “avere la coda di paglia” quando qualcuno non ha la coscienza a posto o ha commesso qualcosa per cui ha paura di essere scoperto.
(da “Adagi ma non troppo” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Avere la coda di paglia.

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