Un eroico Cappone ferma un esercito di Galli

I Capponi sono una antica famiglia fiorentina. Non ci sono notizie certe sulla loro provenienza, sembra fossero originari del contado senese. Esiste una pergamena dell’anno 1056, redatta dalla Abbazia di Passignano, conservata all’Archivio di Stato di Firenze, dove è menzionato un “Uguccione dicto Capponio”. In Firenze sono presenti dalla prima metà del XIII secolo con Cappone Capponi. Sono mercanti delle Arti della Lana e della Seta, riescono ad avere 57 Priori e 10 Gonfalonieri di Giustizia.

Di un componente della famiglia di cui ci sono notizie certe è un certo Compagno di Uguccione immatricolato all’Arte della Lana dal 1244, caduto nella battaglia di Montaperti del 1260, contro i Ghibellini senesi e fuori usciti fiorentini.

Il primo Priore della famiglia Capponi è Buonamico. Un altro Priore fu Buonamico Recco ambasciatore presso Papa Bonifacio VIII. Da lui nacquero cinque figli maschi capostipiti di altri rami familiari: Cappone, Filippo, Mico, Angelo e Neri. I Capponi furono una grande famiglia e con uomini molto eminenti, ma non raggiunsero posti di rilievo nella politica cittadina. Riuscirono sempre a barcamenarsi fra le parti in lotta. Questa abilità proveniva dalle loro ricchezze accumulate nel tempo con la mercatura della lana e della seta, e dalla loro attività bancaria.

I Capponi avevano banchi di commercio nella città di Lodi, amministrati da Cappone di Bonamico. Filippo di Compagno svolgeva l’attività di banchiere a Milano, per un prestito fatto a Matteo Visconti di 1.400 lire veronesi, ricevette in pegno la corona ferrea dei re d’Italia.

Nella guerra di Firenze contro Gian Galeazzo Visconti, a conferma della loro potenza economica, venne elargito alla Repubblica Fiorentina un prestito gratuito da Leonardo di Iacopo. Zanobi di Niccolò si imbarcò andando per mare a visitare le loro filiali. Acquistò tanta competenza marinara da essere nominato primo Capitano delle galee fiorentine.

I Capponi presero parte ai disordini scoppiati dopo la cacciata del Duca d’Atene. I magnati colsero al volo l’occasione di eliminare con la forza gli Ordinamenti di Giustizia (loro gli chiamavano “Ordinamenti di Nequizia), che vietavano a loro di partecipare alla vita politica cittadina. La rivolta capeggiata dai Bardi inizio in Oltrarno. Gli armati della Signoria, tentavano di attraversare i ponti per fermare i rivoltosi, venendo respinti. Neri di Recco Capponi cittadini armati, assalirono le case dei Nerli, aprendo una breccia nelle loro difese, questa manovra consentì ai soldati comunali di avere la meglio.

Girolamo di Gino, verso il finire del XV secolo, divenne tesoriere pontificio, tenuto in grande considerazione dai papi, e per la grande fiducia che davano e la potenza della loro attività bancaria, riuscirono ad aprire una filiale a Roma. Ebbero anche una filiale nella città francese di Lione, concentrandovi molte delle loro risorse finanziarie.

Niccolò di Piero vi fece esperienza e Neri di Gino riuscì ad entrare nelle grazie del re francese da divenirne il suo banchiere. Per aver finanziato con i propri denari la spedizione di Carlo VIII in Italia, per raggiungere il regno di Napoli nel 1494. Dopo il ritorno nel suo regno del monarca, dovette difendersi dall’accusa emessa dalla Repubblica fiorentina di aver danneggiato la sua patria.

In quella occasione, avvenne la cacciata di Piero de Medici detto il “fatuo” per vigliaccheria nei confronti del re francese, venne restaurata la Repubblica. Carlo, con il suo esercito entrò in Firenze, comportandosi da padrone, mentre i suoi soldati iniziavano a provocare i fiorentini. La situazione stava sfuggendo di mano a tutti. Si arrivò a sfiorare uno scontro armato, quando un araldo francese iniziò a leggere le richieste esose del re. La somma enorme di denaro richiesta per lasciare la città senza colpo ferire, non poteva essere accettata dalla Signoria. Fu allora che il re minacciosamente profferì queste parole: Noi suoneremo le nostre trombe! volendo significare dare mano libera ai suoi soldati. Pier Capponi rispose anche lui minacciosamente: Noi suoneremo le nostre campane! Carlo rimase stupito da quella risposta, e capendo che non avrebbe avuto vita facile in uno scontro per le vie della città, venne a più miti consigli.

Alberto Chiarugi
Famiglia Capponi
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