Prima parte

Sono arrivato in Mercato Vecchio, non è differente da quello della mia epoca. La confusione è massima. I Beccai macellano le loro bestie direttamente sulla porta della loro bottega, lasciando le interiora sulla pubblica via, il sangue scorre in rigagnoli da per tutto, il suo odore dolciastro si sente nell’aria. Nella Loggia del Pesce c’è molta confusione, è piena di compratori. E’ arrivato il pesce di mare da Pisa, dall’Arno, e dal lago Trasimeno le anguille.

I banchi dei cambiatori sono in piena attività, un caciaio ad alta voce magnifica il suo prodotto. Venite ad assaggiare il “Re Nero”, il cacio di Pienza, pura pecora! Ortolani, contadini, e trecconi (rivenditori al minuto di generi alimentari e verdura), hanno apparecchiato i loro banchi. I Birri del Bargello hanno incatenato un uomo alla colonna dell’Abbondanza. Al collo ha un cartello con scritto “Fallito”. Il malcapitato è lasciato in ginocchioni alla mercé dei presenti che lo deridono e gli lanciano contro verdure marce.

Ad un banco di venditori di abiti usati acquisto vestiti come hanno tutti i presenti. E ad una bottega di friggitore mi compro un cartoccio di polenta a “Bollore”, finita la colazione, mi avvicino ad un palazzo, busso alla buchetta del vino, metto un “Popolino”, e in cambio ricevo un “Gotto” di rosso. Anche nel futuro il Chianti è sempre ottimo.

Mentre giro per la piazza del Mercato, mi avvicino ai banchi e ascolto quello che dicono le persone. Alcuni parlano di affari, altri del loro lavoro, della salute, e della scarsezza dei cibi. C’è una carestia, e i generi alimentari sono scarsi. Finché mentre passo davanti al banco di un ortolano ascolto discorsi interessanti. Una donna sta parlando del suo padrone niente meno che il Granduca!

Sono più vicino al banco per ascoltare meglio i discorsi dei presenti. Un ladro urta la donna le strappa dalla cintura la “Scarsella” con il denaro ricevuto per la spesa, e scappa. Di istinto corro dietro al ladro per recuperare il mal tolto. Ma costui è più giovane di me, corre veloce! Mentre continua la sua corsa, viene acchiappato dai Birri accorsi sentendo le grida e vedendo il parapiglia.

Legato il ladro e recuperata la borsa i Birri, la riportano alla donna. Con l’urto che ha ricevuto, è caduta in terra. Alcuni presenti l’hanno aiutata a rialzarsi. Non ha riportato alcun danno, solo un grande spavento. Sono tornato al banco insieme ai Birri. La giovane vedendomi, mi sorride e mi ringrazia. La ragazza è bella, alta, con capelli biondi sciolti sulle spalle, e gli occhi verde giada.

Si presenta dicendo di chiamarsi Florinda, di essere veneziana e di stare al servizio della signora Camilla Martelli moglie morganatica del Granduca Cosimo I° de Medici. E’ incaricata a fare rifornimento di cibi per i suoi padroni. Attende il ritorno di una fantesca, con un carro per caricarvi la merce acquistata.

Tocca a me presentarmi, mi chiamo Bastiano Cenci e abito a Rovezzano, e sono in cerca di lavoro. Chiedo se posso accompagnarla. Lei acconsente e ci incamminiamo. Siamo al margine della piazza verso via dei Pittori, quando si avvicina un carro con a bordo una vecchia e un servo che regge le redini. Ci salutiamo. Prima di lasciarla chiedo quando la rivedrò, e se può chiedere al suo padrone se ha bisogno di un giovane robusto pronto a fare tutti i lavori. Lei sorride e mi rassicura, stasera parlerà con il Granduca, gli dirà del furto e del mio aiuto. E domani ci troveremo in Borgo di Santa Felicita, vicino a Palazzo Pitti.

Sono sveglio da molto tempo, ho accudito al mio cavallo, mi sono vestito, ho fatto colazione, esco per andare all’appuntamento. Il nuovo palazzo Medici, è bellissimo e austero. Nel cortile si trova il mio gancio, quando mi vede fa un cenno con la mano di avvicinarmi.

Flo: Salve mio salvatore. Sono riuscita a farti assumere dopo un colloquio con Camilla Martelli moglie di Cosimo, come Paggio addetto alla persona del Granduca. Il Maggiordomo è stato informato. Gli è stato detto che tu sei un giovane volenteroso in cerca di lavoro. Gli ho raccontato che nel tuo paese Rovezzano, eri al servizio dei Tedaldi. Hai perso il lavoro per un furto che non ai commesso.
Bast: Grazie Florinda, questo lavoro mi serve per guadagnare qualche fiorino per andare in Francia a cercare lavoro.
Flo: Ti Presento a Madonna Camilla Martelli, la moglie del Granduca. Cosimo il nostro Signore, è stato colpito un anno fa da un ictus, e da allora non si è più ripreso, ha la parte sinistra del corpo e il braccio inutilizzabile. Capisce quello che gli viene detto ma non può parlare.
Bast: Una vera disgrazia!
Flo: Il figlio Francesco ne ha preso il posto sul trono. Ma è contrario alla unione di suo padre e Camilla, anche se a convincere Cosimo al matrimonio era stato Sua Santità Pio V. Ma i figli sono contrari, la tengono segregata nelle sue stanze. Piange dalla mattina alla sera. Vorrebbe stare con il suo marito, per assisterlo, ma i figli non vogliono. Era la sua amante quando era viva la loro mamma Eleonora di Toledo. Con la sua morte Cosimo, l’ha portata a Palazzo Pitti, malgrado che i figli non la volessero.

Siamo entrati a Palazzo. Il Maggiordomo ci è venuto incontro. Dopo la presentazione mi accompagna da Cosimo, perché possa conoscermi. Gli parla di me dicendo che sono al suo servizio. Può chiamarmi con il suono del campanello sul tavolino accanto al letto.
Il Medici mi guarda, e tenta un sorriso, ma gli esce una smorfia e uno spruzzo di saliva. Infine il Maggiordomo mi conduce alla mia stanza non lontana da quella di Cosimo. Mi fa conoscere il resto della servitù, poi mi saluta e mi congeda.

Che tragedia! Il Granduca con il matrimonio ha regolarizzato la sua posizione, dopo aver convissuto more uxorio, malgrado l’ostracismo dei figli che non volevano la nuova consorte al loro Palazzo. Un l’Ictus lo ha colpito, riducendolo ad una larva. Ecco siamo giunti alla porta della stanza di Camilla Martelli. Florinda bussa leggermente. Dalla stanza si sente una voce.

Cami: Chi sei, Florinda?
Flo: Madonna sono io, con me c’è il giovane addetto all’assistenza del suo Cosimo.
Cami: Vieni entra pure, voglio conoscere questo bravo giovane.
Siamo entrati nella stanza. Madonna Camilla è seduta su una sedia “Savonarola” davanti ad un tavolo vicino a una finestra alla luce del pomeriggio. In mano a un libro, lo chiude e lo appoggia sul tavolo.
Cami: Venite avanti, voglio conoscervi, ditemi il vostro nome.
Bas: Madonna Camilla, mi chiamo Bastiano di Bindaccio Cenci vengo dal paese di Rovezzano. Ho accettato questo lavoro, perché ho deciso di trasferirmi in Francia a cercare un lavoro. Non ho esperienza di assistenza ad un malato. Sono giovane, forte, e volenteroso.
Cami: Bastiano, Florinda la mia cameriera, certamente ti avrà detto della disgrazia capitata al mio Cosimo, del mio desiderio di stargli vicino e di assisterlo, e rimanere con lui. Ti prego assistilo con amore per quel poco che gli è rimasto da vivere.
Bas: Madonna Camilla, mi impegnerò con tutte le mie forze, e prometto di darvi tutti i giorni notizie del vostro amato Cosimo.
Flo: Il Maggiordomo ti ha assegnato una stanza, vicino a quella del Granduca, per poter intervenire in caso di bisogno. Domani mattina inizierai il tuo lavoro. Devi lavarlo, vestirlo e fargli prendere la colazione. Devi metterlo su una sedia vicino ad una finestra aperta, così si può distrarre guardando il passeggio delle persone.
Bast: Stasera quando rientro al mio attuale alloggio, avvertirò la padrona che da domani entro in servizio dal Granduca, e per qualche tempo abiterò a Palazzo Medici in piazza Pitti.

Sono tornato alla Spezieria. Dico a Drusilla di essere stato assunto come Paggio al Palazzo Pitti, addetto alla persona del Granduca. Non tornerò tanto presto. Quando verrò richiamato per rientrare nel mio tempo verrò a riprendere il cavallo, e i miei abiti.

Nel palazzo ho preso possesso della mia nuova stanza, sto sistemando le mie poche cose, quando entra il Maggiordomo. Con poche parole mi intima a seguirlo nella stanza del Granduca. Chiedo cosa sta succedendo.
Jacopo il Maggiordomo: Sono arrivati i migliori dottori presenti in Firenze, per curarlo.
Nella stanza sono presenti due dottori. Maestro Doctor Marius da Fiesole e Maestro Doctor Gaetano dalla Piana di Ripoli, il Maggiordomo Jacopo, Vanio di Cecco Corti “Flebotomo” e barbiere, Florinda, la guardarobiera Maria di Necco, e altri due servitori Checco e Faina. I due dottori sono vicini all’ammalato, gli parlano dicendogli che gli faranno un “Salasso di sangue” e applicheranno sulla ferita due sanguisughe per fargli risarcire la ferita.

Mar: Caro Doctor Gaetano, sembra anche a lei che il nostro paziente sia più vispo?
Gae: Domine Doctor Marius, sembra di si! Ma voglio controllare il colore dell’urina per dare il mio responso.
Si rivolge a me.
Gae: Bastiano, passami il “pitale” del nostro malato, per l’esame dell’urina.
Il “Pitale” è su un panchetto foderato di pelle, accanto al letto di Cosimo. Lo prendo e lo passo al Dottore Gaetano. Lo prende in mano per l’esame, si avvicina ad una finestra aperta, inforca gli occhiali, guarda il liquido, lo odora, e da il suo responso.
Gae: Uhm, colore paglierino, odore discreto.
Immerge un dito nell’urina lo avvicina alla lingua, e vaticina.
Gae: Aggiungo, l’acidità, è discreta!
Marius: Su mettete a sedere il paziente, dobbiamo procedere al “Salasso”.

Fine seconda parte.

Alberto Chiarugi
Interviste impossibili: Cosimo, Francesco e Ferdinando De’ Medici, 2° parte

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