Camminavo svogliatamente lungo via Vecchietti, quasi in uno stato apatico, complice il caldo di questi giorni, ma anche per una profonda tristezza che mi attanagliava. 28 giugno 2022, il giorno del mio compleanno, 55 anni e molta tristezza, e non solo per l’aumentare del peso anagrafico.

Riflettevo su come il mondo, ma in particolare l’Italia, stava cambiando i suoi principi basilari. Ciò che un tempo era considerato motivo di orgoglio oggi era disprezzato e usato impropriamente. Strani pensieri legati alla politica, all’economia, alla base fondante della nostra Repubblica, la nostra Carta Costituzionale. Pensavo che mai come in questo periodo storico essa era disattesa, vilipesa nei suoi punti fermi e nei suoi insegnamenti.

Capo chino, braccia incrociate dietro la schiena, non osservavo nulla di ciò che mi circondava, cosa che normalmente facevo, riempivo gli occhi della mia bella città. Proprio per questo mio incedere sperduto mi scontrai con un signore che percorreva la mia strada in senso inverso. Mi scusai, quasi distrattamente, per proseguire il mio languido cammino, quando questo personaggio mi apostrofò: “Accidenti quanta pena, che le succede?”. Doveva essersi accorto della mia prostrazione.

Mi fermai e voltandomi abbozzai un sorriso. “Elucubrazioni sulla politica, sull’economia, argomenti che ormai nessuno vuol discutere per evitare contrasti”.  Il gentiluomo mi guardò quasi divertito: “La politica è terreno di scontro da sempre, parlare di politica è necessario ed è nobile prestarsi ad essa per migliorare tutti assieme.”

Stavolta fui io che mi misi a ridere, quasi con fragore, tanto da stupirlo e fargli assumere un volto interdetto. “Ho detto una sciocchezza?” mi domandò. “No assolutamente, ha detto una grande verità, ma la pronuncia in un periodo storico in cui i popoli sono alla loro massima distanza dalla politica e alle conseguenze dell’abbandono della stessa.  Mediamente se ne fregano, anzi, i più, con orgoglio, affermano di non volerci avere a che fare, che si tratta di sporcizia e basta.”

Ma come è possibile questo?” pronunciò, irrigidendosi, il mio interlocutore. “L’Italia ha una Costituzione solida e pronta ad evolvere all’aumentare della coscienza collettiva.”

Stavolta fui io a guardarlo stupito, l’uomo che parlava dinnanzi a me non era il solito sciocco, ciò che aveva detto era una delle basi dei lavori costituenti. “Ed è proprio la coscienza collettiva che invece di aumentare sta rotolando per la discesa…” Non riuscii a terminare il mio pensiero dal fiume delle sue parole:

“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica.”

Lo guardai stupito e divertito: “Lei cita Pietro Calamandrei, ricordo questo discorso pronunciato il 26 gennaio 1955 a Milano. Un bellissimo discorso…”.

Mi interruppe chinando il capo: “Si lo so, non è molto elegante citare se stessi, ma quelle parole rendono bene il concetto.”

 “Citare se stessi? in che senso?”

Fece un passo avanti e tese la mano: “Piacere Pietro Calamandrei”. Rimasi interdetto. Non riuscivo a cogliere la situazione. Lo osservai attentamente. Non lo avevo notato prima, ma vestiva un completo sobrio con una cravatta a righe diagonali, calzava un cappello d’altri tempi ed inforcava un paio di occhiali massicci e di montatura scura. Anche i suoi capelli erano particolari, impomatati e tirati all’indietro. Sembrava un personaggio fuori da questo tempo.

“Piacere – dissi – lei ha lo stesso nome di uno dei padri costituenti”. “Non solo il nome – rispose – anche corpo e mente, sono io Pietro Calamandrei.”

Strinsi la mano di uno degli uomini che aveva scritto la più bella Carta Costituzionale mai partorita dal genere umano, un perfetto equilibrio fra libertà economica e stato sociale, una Costituzione non perfetta ma perfettibile, alimentabile, sostenibile.

“Siamo impotenti” gli dissi, “hanno cambiato nella mente della gente i valori di riferimento, sostituito la sostanza con l’apparenza, l’eguaglianza con la competizione, lo stato sociale con il mercato. Stiamo rapidamente andando verso un medioevo tecnologico”

Pietro Calamandrei si fece serio, rimase sovrappensiero per alcuni secondi e poi guardandomi negli occhi disse: “La nostra generazione ha già dato, morti e rinascite, se la vostra generazione non è in grado di sostenere quello che noi abbiamo fatto tutto andrà perduto, ma solo voi potete impedirlo ed esiste solo un modo, cultura e partecipazione.”

“La saluto, torno ai miei tempi, questi puzzano troppo di codardia.” e si volto gridando “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

Fu un secondo e spari in via Pecori, come a voler ribadire un’accusa al belante popolo gregge, ed a me che mestamente ricominciai a dondolare apaticamente per la via.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Interviste impossibili: Pietro Calamandrei

3 pensieri su “Interviste impossibili: Pietro Calamandrei

  • 5 Luglio 2022 alle 13:18
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    Cultura e partecipazione !! Due parole (non a caso il termine) oggi senza la sostanza di cui dovrebbe comporsi un “sostantivo”. Eppure è dalla conoscenza e dalla crescita nella coscienza degli individui di questi due sostantivi che la società dovrà ripartire se non vuole precipitare nel baratro; questi due sostantivi ci portano alla conoscenza dei due principi fondamentali contenuti nella nostra Carta Costituzionale , ossia “libertà” e “giustizia sociale” !! Concetti che oggi la stragrande maggioranza ignora, ma che erano capisaldi di coloro che quella Carta l’hanno partorita, quale base di una società nuova, moderna e democratica!! E da lì, non dal libero mercato, dovremo ripartire, dovranno ripartire le nuove generazioni se vorranno dare ancora un futuro a questa Terra!!!

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  • 2 Luglio 2022 alle 15:56
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    Che dire di più bellissimo discorso molto toccante, perché adesso mi sembra un po tutto dimenticato e questo non è bello

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