John. Hawkwood, Capitano di Ventura, prima parte.

Proseguendo il suo viaggio in Italia, arrivò in Toscana, dove venne ingaggiato dalla Repubblica di Pisa nella battaglia di Cascina del 28 luglio del 1364, contro le truppe fiorentine comandate da Galeotto Malatesta e Bonifacio Lupi, causandoli gran danno. Firenze nell’anno 1542, al tempo di Cosimo de Medici volle ricordare questa vittoria, incaricando Michelangelo Buonarroti, di raffigurarla su una parete del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Purtroppo però non venne mai realizzata per sopraggiunte difficoltà nel rappresentare la battaglia di Anghiari del 29 giugno 1440 da parte di Leonardo da Vinci su una parete opposta. Della mai realizzata battaglia di Cascina non rimane che il cartone preparatorio, realizzato dall’allievo di Michelangelo; Aristotele da Sangallo, conservato presso la Holkham Hall di Norfolk.

Dopo la sconfitta subita nella battaglia di Cascina, fu assoldato dalla Repubblica Fiorentina, in seguito passò alle dipendenze di Bernabò Visconti co-signore di Milano insieme ai fratelli Galeazzo e Matteo. Anni dopo il capitano inglese sposò nel 1377 la figlia illegittima di Bernabò; Donnina. Venuto a diverbio con i Visconti, per aver sciolto la “Lega antipapale”, li lasciò e stipulò un trattato di amicizia con i fiorentini. Nella guerra degli “Otto Santi” chiamati anche “Otto di Guerra” magistratura creata apposta da Firenze, per combattere contro il Papa francese Gregorio XI, spalleggiata dai “fraticelli” mendicanti nemici dello sfarzo della corte papale avignonese. Il Capitano con i suoi mercenari passò al servizio del Papa e di Pisa, che contrapponeva la Repubblica di Firenze e le città sue alleate al Papato. In questo conflitto dimostro tutta la sua ferocia, saccheggiando e distruggendo la Città di Cesena. Il Cancelliere della Repubblica Fiorentina Coluccio Salutati, foraggiò la città di Bologna con lo scopo di ribellarsi e unirsi alla lega. Giovanni Acuto nel marzo del 1376, attaccò la città di Faenza e ne compì il saccheggio. Mentre il Papa scomunicava Firenze capo riconosciuta della Lega, azzerando tutti i debiti verso la città, e scacciando tutti i fiorentini e i mercanti presenti ad Avignone, confiscandone tutti i beni.

Dopo queste battaglie, il re di Inghilterra Riccardo II per ricompensarlo per servizi prestati alla corona inglese, nel 1381 lo nominò Baronetto. Da allora l’Acuto visse nella sua terra natia. Tornò in Italia come ambasciatore presso la Santa Sede, e sempre contro i Visconti signori di Milano. Dopo aver lasciato il servizio papale, iniziò a lavorare con Milano, Firenze e i suoi alleati. Firmò un contratto in esclusiva con Firenze, ebbe un violento litigio con il suocero, avendo battuto in battaglia John Horvati, lui e Lutz Landau vennero licenziati. Il Visconti lo spogliò di tutte le terre milanesi, portate in dote con il matrimonio di Donnina figlia illegittima di Bernabò. Firenze assoldò l’Acuto e i fratelli Landau con un contratto per un periodo di otto mesi, anche se poi continuò per molto tempo.

Giovanni Acuto ricevette per il servizio prestato alla Repubblica di Firenze, il castello di Montecchio Vesponi presso Castiglion Fiorentino in Val di Chiana, il castello di Rocchetta vicino a Poggibonsi sulla strada per Siena, e una tenuta con castello in San Donato Polverosa. Anche se era ufficialmente cittadino di Firenze, non gli fu mai permesso di entrare in città. I suoi doveri con Firenze erano soltanto difensivi, perchè per un decennio non aveva partecipato a nessuna battaglia.

Aveva più di sessanta anni, quando venne assoldato insieme a Francesco Novello da Carrara dalla città Padova contro Verona, contro Giovanni Ordelaffi e Ostasio da Polenta, nella grande battaglia di Castagnaro del 1387 chiamata la guerra dei Capitani. Risultarono vincitori i due al soldo dei patavini.

La sua ultima battaglia avvenne con la partecipazione alla guerra del 1390/92 combattuta contro Milano non accrebbe la sua fama di Condottiero, ma dette sfoggio della sua sagacia militare, con una ultima azione in terra milanese, respinse le truppe di Biordo Michelotti e Broglia da Chieri costringendoli a lasciare il campo di battaglia e salvando le sue truppe.

Sir John Hawkwood morì a Firenze il 17 marzo 1394, prima di ritirarsi a vita nella sua terra in Inghilterra. Il suo funerale si tenne il 20 marzo con la tumulazione della salma nel Duomo di Firenze. La Signoria partecipò inviando tre stendardi di Firenze e un elmo con un leone dorato reggente il Giglio Rosso. I suoi soldati mandarono 14 cavalli con gualdrappe recanti lo stendardo personale della sua Compagnia, spada, scudo ed elmo. Poco tempo dopo il re d’Inghilterra Riccardo II, incaricò il figlio del Comandante John Jr., di portare le spoglie mortali del Padre in Gran Bretagna, per essere traslate nel suo paese di nascita Sible Hedingham e li sepolte.

A Firenze durante il governo di Rinaldo degli Albizzi, venne proposto di erigere una tomba di marmo, a ricordo del grande Condottiero, ma non fu realizzato per mancanza di denaro.

Per onorare il Grande Capitano inglese, i Medici all’ora al potere, commissionarono all’artista Paolo di Dono o Paolo Doni, chiamato “Paolo Uccello” (per la sua bravura nel disegnare i volatili) un ritratto equestre, da eseguire in Santa Maria del Fiore. L’opera doveva celebrare le imprese del Condottiero al soldo di Firenze. Quando l’opera fu finita, i primi a vederla gli operai del Duomo, ritenendo il ritratto sbagliato, gli chiesero di rifarlo. Si pensa che il pittore vi abbia apportato delle modifiche, ma non c’è certezza che sia avvenuto. Finchè il 31 agosto 1436, dichiarò finito il lavoro.

Anche la città natale del Capitano, volle onorarlo, nella chiesa di San Pietro a Sible Hendingham in inghilterra, con un altare basso sormontato da archi a baldacchino, con sopra una figura simbolica rappresentante un falco sopra di un arco.

Alberto Chiarugi
John Hawkwood, Capitano di Ventura, seconda parte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Traduttore