Galileo Galilei non si sposò mai, ma ebbe una lunghissima relazione con una donna veneziana, Marina Gamba, che lo rese padre di ben tre figli, due femmine ed un maschio, Virginia, Livia e Vincenzio.

Una relazione molto stravagante, per l’epoca, sicuramente mal vista dai benpensanti. Marina e Galileo vissero insieme soltanto dopo la nascita del terzo figlio.

Virginia, la primogenita, nacque il 12 agosto del 1600 e, nel giorno della nascita, suo padre stese per lei un oroscopo, nel quale delineò i tratti del carattere della figlia e gli influssi dei pianeti che ne avrebbero segnato lo sviluppo.

Galileo, che di oroscopi si occupava in modo professionale, tracciò un ritratto della figlia che si rivelò molto veritiero. La definì piena di zelo, sensibile e devota a Dio. Virginia arrivò a Firenze assieme alla nonna, la madre di Galileo, il quale la raggiunse nel 1610, trasferendosi a Firenze in qualità di “matematico del Granduca”.

Suor Maria Celeste

Galileo ottenne che Virginia venisse accolta nel convento delle Clarisse di San Matteo in Arcetri, nel 1613; tre anni più tardi Virginia, a soli sedici anni, prese i voti come monaca di clausura, assumendo il nome di Suor Maria Celeste. Del resto, per una donna, le alternative che si ponevano erano soltanto due: il matrimonio o il velo.

Galileo e VirginiaGalileo, sempre indebitato fino al collo, non poteva permettersi di costituire una dote per le figlie, e ripiegò quindi sull’alternativa “a buon prezzo”. Infatti, le suore di San Matteo in Arcetri appartenevano all’ordine delle Clarisse, fondato sulle regole francescane, improntate alla povertà; per entrare in questo convento la dote richiesta era molto più bassa rispetto a quella richiesta in altri conventi cittadini.

Livia Suor Arcangela
Suor Arcangela

Livia, la secondogenita, prese i voti nello stesso convento l’anno successivo, con il nome di Suor Arcangela.

Galileo viveva nella Villa il Gioiello, al Pian dei Giullari, e dalla sua residenza poteva godere di una vista sul convento in cui vivevano le figlie. L’uomo rimase profondamente legato alla figlia Virginia e tra loro vi fu un intenso scambio epistolare. Virginia nutriva un profondo affetto per il padre ed aveva accettato la vita che le era stata imposta, a differenza della sorella. Donna profondamente intelligente, ben presto Virginia divenne un punto di riferimento per le consorelle, ma anche per il padre, di cui si prendeva cura in molti modi, pur se da lontano (non dimentichiamo che era una suora di clausura).

Faceva avere al padre delle preparazioni speziali, di cui era esperta, lo riforniva di dolci e frutti, cuciva per lui i colletti e gli rammendava gli abiti, e si offriva anche di fargli da segretaria, copiando per lui le lettere indirizzate a terze persone. Galileo ricambiava l’affetto della figlia prestandosi a riparazioni di orologeria, piuttosto che, quando poteva, inviando del denaro al convento o, dopo la vendemmia, facendo avere a sua figlia il vino di sua produzione.

Suor Maria Celeste morì giovane, a soli trentatrè anni; Galileo soffrì molto di questa morte improvvisa, tanto forte fu il dolore da procurargli dei dissesti fisici, dai quali non si riprese mai più. Le parole che Galileo confidò ad un amico dopo la morte di Virginia furono “donna di esquisito ingegno, singolar bontà et a me affezzionatissima… in sei giorni si morì essendo in età di trentatre anni, lasciando me in una estrema afflizione”.

Di Suor Maria Celeste rimangono 124 lettere scritte al padre, mentre non c’è traccia alcuna delle lettere di Galileo alla figlia, probabilmente distrutte dalla madre superiora alla morte di Virginia, data la difficile condizione di Galileo, considerato eretico. Dalle lettere di Virginia traspare l’amore che questa donna ha per quel padre che pure le ha riservato un destino non facile.

Le lettere di Suor Maria Celeste raccontano la storia di Galileo, dagli inizi fino alla fama che gli fu data dall’invenzione del cannocchiale, per proseguire poi nel momento difficile del processo e negli anni della prigione. In tutte queste vicissitudini, la figlia lo consola, gli scrive parlandogli della quotidianità, per distrarlo dalle angosce della sua condizione.

Quando, nel 1737, la salma di Galileo venne trasferita in Santa Croce, si scoprì che sotto il feretro dell’astronomo c’era una seconda bara, dove riposavano le spoglie di Suor Maria Celeste. Un amore padre figlia sopravvissuto alla morte.

Gabriella Bazzani
Per chi abita in… Via Suor Maria Celeste (Virginia Galilei)

Un pensiero su “Per chi abita in… Via Suor Maria Celeste (Virginia Galilei)

  • 13 Luglio 2022 alle 20:03
    Permalink

    Galileo Galilei era un uomo estremamente intelligente, ma quamdo ho letto la sua storia che conoscevo già, mi fece un enorme effetto. Costringere le sue figlie a farsi monache di clausura per cercare di non spendere niente è un sopruso che non mi va giù. La sua figlia prediletta magari avrebbe scelto ugualmente di farsi suora, ma la seconda non lo voleva per niente. Quindi, a mio avviso, ne viene fuori un ritratto umanamente poco edificante del grande scienziato che ha sacrificato ben 2 figlie ad un amaro destino.
    Non ero invece a conoscenza che avesse avuto anche un figlio maschio e che la compagna dopo la nascita dell’ultimo nato avesse convissuto con lui. Non si era sposato per non spendere naturalmente, comunque questa storia brutale, soprattutto per la seconda figlia, svilisce molto Galileo che non ritengo assolutamente una brava persona dato le conoscenze e la fama che aveva e che ha avuto in seguito.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Traduttore