SEPOLTURA DEI PRIGIONIERI ARETINI DOPO CAMPALDINO

Nella Firenze antica la parola “canto” era usata per indicare quell’angolo formato dall’incrocio di due strade, derivata dalla parola greca “Kantos” cioè angolo, In quel luogo si trovavano site; Logge, botteghe, conventi e spezierie.

La storia del Cantone di Arezzo a Firenze, situato all’incrocio di via di Ripoli e via Benedetto Accolti, inizia il 14 settembre 1921, secentenario della morte del Vate Dante Alighieri. Già nel 1911 la commissione nata per denominare le piazze e le vie di Arezzo, si occupò di questo piccolo appezzamento di terreno. C’era di mezzo una storia popolare riferita al luogo. Raccontava che in quel posto erano stati sepolti i prigionieri aretini condotti in catene in città, dopo la sconfitta subita dai Ghibellini di Arezzo da parte dell’Oste Guelfa l’11 giugno 1289.

Dopo lo scontro i vincitori fiorentini, iniziarono la caccia ai superstiti aretini e ai loro alleati, uccidendo i feriti gravi, spogliandoli delle armi e armature, e a portare i catturati illesi nelle prigioni fiorentine, per trattenerli in attesa del pagamento della somma richiesta per il riscatto. Alla fine della caccia il numero dei prigionieri assommava a circa 1000 uomini. Non tutti furono riscattati i restanti morirono per le ferite subite, per gli stenti, e la fame patite nelle prigioni guelfe. (le più antiche le “Burella” stretti cunicoli situati nel distrutto anfiteatro romano, buie, malsane, umide. Usate per l’allenamento dei gladiatori, e il ricovero delle belve. Alle “Bellanda” locali ricavati nello scomparso teatro romano, situati fra; Palazzo Vecchio, via de Gondi, via nella Ninna. Altri locali si trovavano nella torre dei Boscoli, acquistata e inglobata nel palazzo del Capitano del Popolo). Alla notizia di queste morti i Capitani Ghibellini chiesero ai fiorentini di dare una degna sepoltura ai loro concittadini. La richiesta venne accolta dai vincitori, i quali come contropartita li obbligavano alla manutenzione perpetua di quel lembo di terra.

Ai componenti della Commissione Toponomastica, controllando le mappe catastali di Firenze, risultò la proprietà del comune di Arezzo di quel terreno. Venne avvertito il Comune della verità scoperta su quanto veniva raccontato sulla inumazione in quel luogo dei prigionieri di quell’antico evento. Fu istituita una commissione per verificare quanto c’era di vero in quello che era a conoscenza degli abitanti di quella zona.  All’epoca uno scudetto si trovava su un muretto prospicente il giardinetto, molto rovinato, in seguito venne tolto non essendo più riconoscibile. L’incuria regnava sovrana quel pezzo di terra era diventato una latrina a cielo aperto. Tutto questo veniva segnalato alla Commissione da un rappresentante di un comitato locale, costituito fra gli abitanti di quelle strade.

Il Segretario della Commissione, iniziò a ricercare riscontri storici a conferma quanto ascoltato. Il Comune di Arezzo venuto a conoscenza di queste ricerche, si rivolse al Direttore dell’Archivio Storico, incaricandolo di indagare su questa tradizione. Tra l’altro in città nessuno ne era a conoscenza. Oltre tutto i cronachisti coevi alla battaglia, non riportava notizia. Scritti sul “Cantone di Arezzo” vennero trovati in due testi del Carocci. E libri su aspetti civili e religiosi di Bagno a Ripoli del Segretario Comunale Luigi Torrigiani. Nella sua opera viene descritta la cessione nel 1782 di un tronco di strada chiamata via di Mezzo, venduta dal Comune di Bagno a Ripoli alle monache di San Giorgio, con l’esclusione del “Cantone” forse all’epoca già di proprietà del Comune di Arezzo.

Dopo aver rintracciato queste poche notizie, la Commissione si ritenne soddisfatta di quanto aveva trovato negli archivi, sul prato della città di Arezzo a Firenze. Venne informato il Comune di Firenze e le autorità cittadine delle due città, in pieno accordo decisero di porre una lapide marmorea a ricordo di quel triste evento affidando ad Isidoro del Lungo (scrittore, poeta e critico aretino, e Senatore del Regno d’Italia) di trovare delle frasi adatte, da scrivere su quel manufatto. Dopo un po’ di tempo, venne coinvolta l’amministrazione aretina, la quale inviò una colonna romana, da sistemare nel pratino del “Cantone”. Una volta arrivata, l’estensore della iscrizione, dovette modificarla per inserire la partecipazione del Comune di Arezzo.

Nel 1915 quando tutto era pronto per la posa del piedistallo e della colonna, dovettero interrompere tutta l’operazione per l’entrata in guerra dell’Italia. La colonna venne trasportata al cimitero di Trespiano, dove rimase abbandonata fino al 1921, secentenario della morte di Dante Alighieri. Dopo accurate ricerche, venne rintracciata e finalmente fu collocata nel pratino all’incrocio delle due strade. Purtroppo con il passare del tempo il “Cantone” degli aretini fu vittima dell’incuria, non essendo più effettuata la manutenzione, nonostante la sua storia rimanesse presente nei ricordi degli abitanti di quelle strade.

Nello stesso tempo nella pana di Campaldino nei pressi dell’abitato di Poppi, venne eretta una colonna stele posta su un basamento di travertino, con un capitello sul quale si vedono a sinistra lo stemma di Firenze (il giglio) e a destra quello di Arezzo (cavallino rampante), a ricordo della battaglia e della partecipazione di Dante Alighieri, fra i “feditori a cavallo” fiorentini del sestiere di Por San Piero agli ordini di Vieri de Cerchi. Questa colonna con il passare del tempo e la mancata manutenzione, si trovava in cattive condizioni. La colonna e il basamento risultavano anneriti, e i gradoni per il cedimento del terreno erano sprofondati, mentre le scritte commemorative risultavano annerite e illeggibili.

Da poco tempo la manutenzione del “Cantone”, è stata ripresa grazie all’interessamento dell’associazione aretina “Signa Arretii”, la quale tutti gli anni il giorno 11 giugno, a ricordo della battaglia, una delegazione si reca a Firenze in via di Ripoli per portare una corona di fiori e a commemorare i defunti. Anche il Comune di Firenze non manca di curare il giardinetto e portare dei fiori. Mentre il restauro e la manutenzione, il ripristino della colonna commemorativa a Campaldino, è stato fatto dal Rotary di Arezzo che ha presentato il lavoro fatto il giorno 11 giugno 1919 San Barnaba.

Alberto Chiarugi
Storia di un cantone aretino a Firenze

Un pensiero su “Storia di un cantone aretino a Firenze

  • 13 Settembre 2020 alle 18:12
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    Molto interessante la Storia del CANTONE aretino.
    Mi è piaciuta moltissimo.

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