1° parte: i cuochi

Gli alberghi presenti in città si suddividevano in tre categorie: Maggiori danti alloggio alle persone e alle loro cavalcature. Medi: Danti solo alloggio alle persone o solo ai cavalli. Minori: Serventi solamente da mangiare e bere.

Firenze era molto frequentata dagli stranieri che giungevano da molto lontano per ragioni diplomatiche, per commerciare o per assistere o partecipare alle feste che si tenevano al tempo della Repubblica e in seguito durante il Granducato. I personaggi famosi in visita, venivano alloggiati direttamente nel Palazzo dei Signori, o presso le dimore delle grandi famiglie fiorentine.

Altrimenti potevano alloggiare nei rinomati alberghi fiorentini.

Gli Statuti dell’Arte, imponevano ai loro iscritti severe norme da osservare, per il prestigio della Corporazione e dell’albergo stesso. Venivano erogate pene severissime a quegli albergatori, che cercavano di attirare presso il loro albergo, clienti alloggiati presso altri. Era severamente vietato andare per le strada a procacciarsi clienti, per offrire i loro alloggio. Far credere al forestiero che il loro albergo era quello che cercava. Il Comune si occupava dell’igiene pubblica delle locande con ordinanze ad hoc. Controllando scrupolosamente affinché li ospiti si trovassero in un ambiente sano e pulito.

Nello Statuto c’erano inseriti dei divieti da osservare scrupolosamente dagli albergatori; non dovevano dare alloggio a ladri, falsari, assassini, colpiti da bando, donne di facili costumi, e persone di pessima fama. Non dovevano permettere né giochi di carte o di dadi. Non era permesso comprare carne di maiale femmina “fattrice” che avesse partorito da poco, carne di pecora venduta come di agnello o montone. Inoltre non dovevano acquistare, tenere, vendere, o cuocere fegato, fegatelli, e milza (essendo questi cibi molto sapidi, invogliavano a bere smodatamente, con ubriachezza molesta).

Nel caso in cui i clienti non volessero o non potessero pagare il conto dell’alloggio, gli albergatori potevano sequestrare i bagagli, per successivamente rivenderli per rifarsi del danno subito. Era consentito dare alloggio nella stessa stanza a più persone non aventi fra loro vincoli di parentela. Il proprietario dell’albergo rispondeva dei valori lasciati in sua custodia. I militari dovevano alloggiare fuori le mura della città nei loro accampamenti. I proprietari per far individuare la loro attività, sul muro esterno dell’alloggio, dovevano apporre una insegna con il nome dell’albergatore o un disegno rappresentante il nome dell’albergo.

Gli iscritti all’Arte oltre al nome del proprietario o dell’albergo dovevano inserire sull’insegna il simbolo della Corporazione (Stella rossa ad otto punte in campo argento), i non iscritti dovevano avere una insegna a forma di scudo o di tagliere con il nome, il disegno, e il giglio rosso del Comune. Nello Statuto dell’Arte vi erano delle norme riguardanti la salvaguardia del nome del proprietario e il disegno dell’insegna, per evitare che ci fossero alberghi con lo stesso nome.

Su alcune insegne oltre al nome del proprietario aggiungevano un disegno che spiegava il nome della locanda. Queste erano le più rinomate: del Segna, dello Spinello, di Cerre, della Campana, del Gallo, Alla Spada, al Mulo, di Santo Bonaccorsi, di Bartolino, del Conte, albergo dei figli dell’Oste Carroccio, della Coppa e del Leone.

Altri si trovavano in varie parti della città: del Cammello in Porta Rossa nelle case dei Soldanieri, della Corona nella casa dei Bonafè, fra via del Proconsolo e Borgo degli Albizzi, del Guanto in via San Romeo (oggi via de’ Neri), della Macciana in via Roma della famiglia Pecori, del Moro via Vacchereccia (dei Fantoni), del Giglio, della Cervia, delle Rondini, del Falcone in via degli Speziali, di San Luigi al Canto alla Paglia, del Re nell’Antica Corte de’ Macci, dei Garliani.

Le grandi famiglie fiorentine gestivano alloggi di loro proprietà, per i clienti forestieri che venivano in città per affari: della Compagnia Bancaria della Scala, al ponte alla Carraia dei figlioli Petri e Amieri, degli Scali nel Popolo di Santa Maria in Campo. I Pazzi possedevano una locanda nel Popolo di Santo Stefano al Ponte. Altre famiglie possessori di alberghi: Bizzini, Alberti, Scannabocchi, Cenni da Trespiano in Borgo San Lorenzo di sopra (oggi via Ginori), di Anciso in via Larga (oggi via Cavour).

In città europee vi erano alberghi di proprietà di mercanti fiorentini li impegnati nelle loro attività di commercio: a Nimes di Compagno Falchi, Saint-Gilles, Arles, a Parigi. I Bardi erano proprietari di locande gestite da loro osti: a Bruxelles, Douai, e Gand. Pacino Tornaquinci ne possedeva una a Caen (Normandia), a Marsiglia Piccio di Lamberto Velluti, ad Avignone un certo Corallo.

Questa Corporazione era governata da tre Consoli, esercitanti l’Arte. Inoltre non dovevano debiti con alcuno. Durante il loro esercizio erano aiutati da sei Consiglieri, in seguito a vare modifiche statutarie arrivarono al numero di diciotto. I Revisori dei Conti erano incaricati di riscuotere i contributi mensili dagli albergatori del Contado. Questi proventi riscossi venivano consegnati al Camerlingo.

In antico i Consoli si riunivano nella chiesa di Santa Cecilia. Nei giorni della festa della santa offrivano alla chiesa: 5 lire per l’acquisto dell’olio per alimentare la lampada votiva dell’altare, un torchietto di 1/2 libbra di cera e 100 soldi per pagare l’affitto della sala per le loro riunioni. Successivamente l’Arte ebbe una sede propria nel Popolo di Sant’ Andrea in via dei Cavalieri (oggi via de’ Lamberti). San Giuliano venne scelto come Santo Patrono. Il 31 agosto di ogni anno, veniva celebrata la festa con offerte di un valore di 100 lire. In un pilastro interno della chiesa di Orsanmichele si trova dipinta l’immagine del Santo che porta in spalla il Divino lebbroso, ospitato in seguito nel suo castello.

Nel Corteo della Repubblica Fiorentina il bandieraio dell’Arte sfila con le altre Arti Minori. Indossa un giubbone di panno bianco bordato di rosso, con maniche bianche soppannate di rosso. Alla sinistra c’è cucito l’ovale con lo scudetto rappresentante lo stemma dell’Arte: Stella rossa ad otto punte in campo bianco. Cinturone con spada a striscia con elsa ad “esse”, bolgetta con sopra rappresentata l’insegna della Corporazione. Indossa calzamaglia con un gambale rosso e l’altro bianco. Scarpe di pelle marrone occhiellate a “piè d’orso”. Porta la bandiera dell’Arte: Stella rossa ad otto punte in campo bianco.

Alberto Chiarugi
Arte degli albergatori: gli albergatori

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