A questa corporazione erano iscritti tutti gli artigiani fabbricanti di: cinghie, scudi, cinture, valigie, selle, basti, briglie e finimenti per cavalli, turcassi (contenitori per frecce ed archi), fiaschette (contenitori di polvere o palle di piombo per armi da fuoco), foderi porta spada, balestre e tutto quello che serviva per l’uso militare.

Perse molta della sua importanza, quando apparvero le armi da fuoco. Le botteghe di questi artigiani si trovavano in una via chiamata “dei Brigliai”, vicino all’odierna via Calzaioli, costoro fabbricavano le bardature per cavalli da sella e da tiro.

Il cuoio di bue, vacca e vitello, veniva usato per queste lavorazioni. Un altro materiale impiegato era la “Borra”, costituita da peli di bue, crine, paglia di segale per imbottiture di: collari, montanti, selle, e pettorali. Per le cuciture del cuoio veniva impiegato il refe impeciato per cavezze, testiere, lunghine, briglie, montanti, collari, basti, e selle. Tutti questi manufatti venivano uniti con anelli di ferro, e impreziositi con ornature di metallo lucente, piume, e pezzi di lana colorata.

Gli artigiani che producevano questi articoli fabbricavano anche le fruste per farsi obbedire dai cavalli. I conducenti non frustavano le bestie, ma facevano schioccare in alto le fruste, ottenendo lo stesso ubbidienza. Per i cavalieri venivano prodotti: bracciali e schinieri in cuoio cotto, adornati con fregi impressi a fuoco e foderati di velluto.

Nell’anno 1378 all’Arte dei Correggiai si unirono gli orafi di ottone. Venne lasciata loro la facoltà di scelta. Aderire all’Arte dei Correggiai o restare nell’Arte Maggiore della Seta o di Por Santa Maria. Il loro lavoro consisteva nel preparare accessori in ottone e bronzo, e la rifinitura degli articoli in cuoio, alle pesanti corregge applicavano fibbie e borchie. In seguito con l’avvento delle armi da fuoco abbellirono le fiaschette con borchie e nappe di lana.

Altri artigiani iscritti all’Arte erano i cinturai, con botteghe in via Calzaioli verso la piazza del Duomo, e vicino alla chiesa di Santo Stefano al Ponte. Producevano cinture femminili chiamate “Scaggiali”, con fibbie metalliche e ornamenti. Per gli uomini i “Breghieri” cinture dedicate esclusivamente a loro. Questa lavorazione era affidata alle mani delle donne.

I fabbricanti di borse avevano le loro botteghe nel tratto che va dal Ponte Vecchio al Ponte Rubaconte (delle Grazie). Erano famosi per la produzione di svariati tipi di borse: Scarselle, bisacce per pellegrini e messi, bolgette, valigie da viaggio, e borsette di seta ricamate e decorate.

In Firenze, c’erano molti produttori di guanti ed un fiorente commercio. Sul finire del tredicesimo secolo i guantai erano uniti all’Arte dei Medici e Speziali e Merciai, dopo tale epoca si staccarono e insieme ai borsai entrarono a far parte dell’Arte dei Correggiai. I guanti prodotti in Firenze erano molto apprezzati all’estero, tanto che i tedeschi li chiamavano con il nome di “Scarpe da mano”. All’inizio i guanti erano fabbricati con pelli e pelo con forma di sacchetto, dentro il quale veniva inserita la mano. Con il passare del tempo, nel sacchetto venne praticato un foro, sul quale fu applicato un sacchettino per il dito pollice. In seguito vennero apportate tutte le modifiche, che resero il guanto comodo ed elegante. Le pelli usate per la fabbricazione: Capra, agnello e montone. Con la concia queste pelli diventavano molto molli ed estensibili.

Nelle strade del rione di San Lorenzo, avevano le loro botteghe gli Scudai e i Tavolacciai, artigiani specializzati nella fabbricazione di scudi di varia foggia e forma per uso militare. Dai più piccoli ai grandi pavesi da battaglia: Tavolacci, targhe, targoni, rotelle, in cuoio o legno ricoperto di cuoio, con dipinte o sbalzate le insegne. Nel 1305 gli Scudai vollero avere un peso maggiore nell’Arte dei Correggiai, considerandosi una Arte importante per gli usi militari, ottenendo di essere membri autonomi con il diritto di eleggere il Gonfaloniere dell’Arte dei Correggiai.

L’Arte era guidata da tre Consoli, che durante il loro incarico erano coadiuvati da due Consiglieri, uno eletto dai Correggiai e l’altro scelto fra gli Scudai e i Tavolacciai. Rimanevano in carica per quattro mesi, ricevendo una paga di 20 fiorini piccoli, più quattro scodelle nuove, due taglieri, una libbra di pepe e un’oncia di droghe.

L’Arte ebbe grande importanza fin quando nelle guerre furono impiegate le armi bianche. Con l’avvento delle armi da fuoco perse totalmente la sua importanza fino a decadere per i troppi debiti.

Per Patrono scelse la Santissima Trinità, festeggiandola nella prima domenica dopo la Pentecoste. Per insegna adottò tre strisce rosse ad onda pendenti in campo bianco. In antico gli artieri si riunivano nella chiesa di Sant’Andrea, offrendo per la festa del Santo 20 ceri da 1/2 libbra ognuno. In seguito si riunirono nella sede definitiva in via Lambertesca, sul Canto del Buco.

Nel Corteo della Repubblica Fiorentina l’Arte dei Correggiai sfila con le Arti Minori. Il bandieraio indossa un giubbone di panno bianco nella parte superiore e rosso nella parte inferiore, bordato di nero con maniche nere soppannate di rosso e trinciate di bianco. Sulla sinistra del giubbone porta cucito l’ovale con l’insegna dell’Arte: troncato al primo di bianco; al secondo bianco con tre onde rosse in palo. Berretta piumata rosso e bianca. Al fianco destro porta una bolgetta con l’insegna dell’Arte, al sinistro il fodero con spada a striscia con elsa ad “esse”. Calzamaglia rossa e bianca, scarpe di pelle marrone occhiellate, a “piè d’orso”. Sulla spalla destra porta la bandiera dell’Arte troncato d’argento la parte superiore e tre onde rosse in palio nella parte inferiore.

Alberto Chiarugi
Arte dei Correggiai

2 pensieri su “Arte dei Correggiai

  • 6 Dicembre 2021 alle 15:38
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    È considerata una delle quattordici Arti minori, ma era molto importante.
    Interessante la descrizione.

    Rispondi
  • 5 Dicembre 2021 alle 11:12
    Permalink

    Bellissimo l’articolo sull’Arte dei Correggiai !!!
    Mi piacciono molto queste interessanti letture , che informano sulla vita e gli usi dell’antica Firenze.
    Complimenti.

    Rispondi

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