Del bombardamento di Firenze avevo già parlato in precedenza, ma l’aspetto interessante di questa nuova ricerca è l’argomento affrontato dal punto di vista Alleato che svela i retroscena della missione, dell’organizzazione, nonché gli imprevisti e le problematiche, che aggiunte alle testimonianze e ai resoconti più noti e più conosciuti, completano la visione storica sulla ferita subita dalla città e dal popolo fiorentino.

11 marzo 1944 a bombardare Firenze fu’ l’intero 42° Bomber Wing della 12° Air Force americana. Il bersaglio prescelto era lo scalo ferroviario Firenze/Campo di Marte, punto cruciale per l’economia della Campagna d’Italia.

In quel momento le truppe tedesche erano ben arroccate sulla linea Gustav, mentre gli Alleati cercavano inutilmente di snidarli e contemporaneamente erano bloccati ad Anzio. Ma la missione americana era tutt’altro che semplice, Firenze oltre che essere un obiettivo strategico, era anche una delle città più importanti a livello culturale e artistico.

Un fallimento non poteva essere contemplato, un errore quale ferire, danneggiare questa città, poteva ritorcersi pesantemente sul piano diplomatico e politico contro gli Alleati che si sarebbero inimicati l’opinione pubblica mondiale.

Durante il conflitto qualcuno aveva detto che le bellezze storico culturali dell’italia non appartenevano agli italiani, bensì al mondo intero e che quindi andavano preservate. È importante ricordare che i bombardamenti dell’epoca non erano propriamente ‘chirurgici’. Il bombardamento era definito a tappeto o ‘carpet bombing’, poteva però con la dovuta attenzione e preparazione concentrarsi in un raggio d’azione di 300 metri, per Firenze venne chiesto di limitarlo a 120 metri.

Il Bomber Wing era costituito da tre Bomber Group formato da aerei bimotore Martin B26 Marauder. Il comando era sito a Cagliari-Elmas. I velivoli sarebbero partiti da diversi aeroporti suddivisi in tre gruppi distinti: il 17°, il 319° e il 320° . I primi due da Villacidro, l’ultimo da Decimomannu, ognuno composto da quattro squadroni a loro volta composti da 16-18 aerei. 88 Bombardieri con a bordo ordigni dirompenti dal peso di 225 o 450 kg. Prevista una scorta formata da 20 aerei da caccia Spitfire, appartenenti al 52° Fighter Group.

I primi aerei partirono alle 8:19 diretti su Firenze.

Questo era il primo attacco diretto contro il capoluogo toscano dopo quello disastroso del 25 settembre del 1943, in cui morirono 215 civili. Gli aerei salirono a 800 metri di quota, sulla Corsica si incontrarono con una scorta formata da caccia Spitfire che li attendeva a quota 2.300 metri, tutti fecero una virata di 45 gradi, per dirigersi e sorvolare Volterra ed Empoli.

Alle 10:56 i bimotori in formazione compatta a 2.900 metri di quota incontrarono cumuli nuvolosi sparsi tra i 3.300 e i 2.500 metri, buona la visibilità, estesa a 10/13 km di distanza. Sganciarono 224 bombe da 225 kg, alcuni aerei effettuarono però un bombardamento a ‘salve’ a causa di un malfunzionamento dei congegni di sgancio, 24 ordigni non esplosero pur raggiungendo l’obiettivo.

Altri 4 aerei sganciarono 32 bombe su un bersaglio secondario, un ponte ferroviario a Cecina intorno alle 11:15. Ad uno di questi aerei le bombe rimasero appese alle rastrelliere per un altro inconveniente tecnico, mentre gli altri aerei decisero di non sganciare per evitare di colpire un ospedale sito vicino allo Scalo e di optare per un altro obiettivo.

I bombardieri ritornarono alle basi intorno alle 13:15, nessun aereo venne attaccato o colpito perché da parte italiana non vi fu’ reazione, tanto che la missione fu definita dai piloti ‘Milk run’, (il giro del lattaio), una passeggiata di salute come la definiremmo oggi.

Nella missione vennero distrutti 190 vagoni ferroviari, colpita l’industria chimica di Montecatini, lo scalo ferroviario, lo stabilimento Cisa e danneggiato il ponte di Cecina.

I piloti notarono anche un certo movimento di camion, una trentina di aerei parcheggiati negli aeroporti di Pontedera e Peretola, inoltre nell’area del Gasometro e negli stabilimenti industriali di Poggibonsi c’era una discreta attività  e videro 4 vascelli ancorati al molo di Livorno e 1 da guerra a Portoferraio.

32.650 kg di bombe caddero senza però colpire gli edifici artistici e storici della città, i piloti furono encomiati per il loro lavoro.

Durante la missione non mancarono però problemi e inconvenienti:

1 aeroplano non riuscì a partire uscendo fuori pista, alcuni furono costretti a rinunciare alla missione per problemi ai motori, altri come abbiamo visto non riuscirono a sganciare le bombe o le sganciarono senza che queste esplodessero, altri velivoli furono costretti al ritorno ad atterrare in altri aeroporti per problemi tecnici.

L’attività nemica era stata nulla, non intervenne ne l’aviazione ne la contraerea; questo permise ai piloti di bombardare senza tensioni e distrazioni e di perlustrare con attenzione il territorio per valutarne le attività e censire i mezzi ancora disposizione del nemico per eventualmente programmare altre missioni.

Riccardo Massaro
Bombardamento di Firenze: 11 marzo 1944

Un pensiero su “Bombardamento di Firenze: 11 marzo 1944

  • 16 Febbraio 2020 alle 11:21
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    Bombardarono con gentilezza !!

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