UN CAPPONE CORAGGIOSO – PIER CAPPONI E CARLO VIII RE DI FRANCIA

Lorenzo de’ Medici detto “Il Magnifico”, nacque a Firenze il 1° gennaio 1449 calendario Gregoriano (1448 in Stile fiorentino), nel Palazzo de’ Medici sito in via Larga, costruito dall’architetto Michelozzo Michelozzi, per Cosimo de’ Medici “Il Vecchio”. Lorenzo era il primogenito di Piero de’ Medici detto “il Gottoso” (La “gotta” disturbo di ossa, articolazioni, e muscoli, dovuto ad accumulo di “uricemia”) e Lucrezia Tornabuoni.

In gioventù fu mandato dal padre per la penisola a conoscere i vari Signori alleati dei Medici, e a controllare l’andamento dei “banchi” della famiglia nelle varie città italiane.

Alla morte di Piero “il Gottoso” ne prese il posto come Signore “de facto” della città, iniziando una politica di repressione verso le città ribelli (Prato e Volterra) ed equilibrata in Italia tanto da essere riconosciuto come “Ago” della bilancia. Morì l’8 aprile 1492 a causa della malattia ereditari di cui soffriva. Rimpianto da tutti per la sua capacità politica nel districarsi dalle situazioni più complicate.

Il figlio primogenito Piero “il Fatuo” ne prese il posto come Signore “de facto” di Firenze. Il ricordo del carisma e l’abilità del padre gli spianarono la strada, benché fosse privo di sensibilità politica e un carattere arrogante. Un episodio avvenuto anni prima nel 1478, quando Giovanni Bentivoglio Signore di Bologna in visita alla città, venne incaricato dal padre di ricevere l’ospite, si presentò con abiti sfarzosi mettendo in difficoltà il Bentivoglio, tanto da essere fortemente criticato dagli anti medicei, e peggiorò il suo rapporto con gli altri Magnati di Firenze.

La regola applicata da Cosimo il “Vecchio”, Piero il “Gottoso” e in seguito dal “Magnifico” di non ostentare la loro ricchezza e instaurare una cripto Signoria. Regola a cui il giovane Medici non si era attenuto, tanto da meritarsi l’appellativo di Piero il “Fatuo”. Dopo poco tempo dal suo insediamento a Signore dimostrò tutta la sua inettitudine. Quando si recò a Roma per rendere omaggio a Rodrigo Borgia divenuto Papa con il nome di Alessandro VI. Lo scopo era far sposare suo fratello Lorenzo Duca di Nemours con Lucrezia figlia illegittima del Pontefice, allo scopo di farselo alleato. Ma questa proposta non venne presa in considerazione. Tentò allora di far sposare al fratello Laura Orsini altra figlia illegittima del Borgia, ma neanche questo tentativo andò a buon fine.

Non gli andò bene neanche la politica interna, per lo sfacciato clientelismo politico, che gli procurò molte ostilità, e una congiura architettata dai cugini del ramo “Popolano” con a capo Lorenzo figlio di Pierfrancesco de’ Medici. Ma la congiura fallì e i parenti vennero esiliati.

Questo periodo di relativa calma, venne a cessare nel 1494, con la decisione del Re di Francia Carlo VIII, di conquistare il Regno di Napoli governato da Re Federico I D’Aragona figlio di Ferrante II detto “Ferrandino”, vantando diritti ereditari su quel Regno. Gli Stati italiani erano preoccupati dal passaggio di questo potente esercito, che valicate le Alpi attraversava tutta la penisola per raggiungere la Campania. Firenze attendeva con preoccupazione le decisioni che avrebbe preso Piero, al passaggio dell’esercito francese per la Toscana. Avrebbe voluto fare come suo padre Lorenzo, quando nel 1472 durante la guerra contro Firenze della Lega papale formata dal Papa Sisto IV, per ritorsione alle uccisioni dei congiurati, della famiglia Pazzi e dei loro alleati. Su consiglio di Lodovico il “Moro”, e con il beneplacito della Signoria, lasciò Firenze nelle mani del Gonfaloniere Tommaso Soderini, e si recò a Napoli per trattare con Ferdinando I la pace. Quando nel marzo del 1480 rientro in patria venne portato in trionfo.

Ma Piero non avendo né il carisma e la capacità politica del padre, dimostro tutta la sua di pochezza in politica alleandosi con gli Aragonesi. Così quando il Re Francese spinto dal “Moro” a scendere con un esercito in Italia, attraversò la Toscana per andare in Campania, si dichiarò neutrale e non si oppose alla decisione di Carlo di lasciarvi la sua retroguardia. E per non scatenare una guerra accettò tutte le imposizioni. Intanto Carlo aveva assalito e saccheggiato Fivizzano, assediato la fortezza di Sarzanello e costretto alla resa la citta di Firenze. Piero senza avvertire la Signoria, concesse al Francese le fortezze di Sarzanello, Sarzana e Pietrasanta e il libero passaggio da Firenze.

Questo atto di servilismo di Piero verso Carlo VIII, venne a Firenze recepito come un atto di mancanza di coraggio verso il nemico. Tanto che il partito anti mediceo iniziò a tumultuare contro di lui. I Cronisti dell’epoca contrari ai Medici, raccontarono di un atto di sottomissione del Medici. Venne detto di come Piero giunto davanti al Re, si fosse inginocchiato baciandoli le babbucce. Intanto il Savonarola con le sue prediche infuocava gli animi dei fiorentini spingendoli a ribellarsi e a cacciare il Medici, e a istituire una Repubblica con la sua guida.

Piero, tornato a Firenze l’8 novembre 1494 dalla sua missione alla corte francese, rientrando da Porta San Friano (San Frediano), venne accolto con tutti gli onori e venne accompagnato al suo palazzo da una moltitudine di popolo osannante. Arrivato in via Larga, ordinò la distribuzione di pane e vino per coloro che lo avevano accompagnato per la città. Ma la mattina dopo giunse la notizia della sottomissione al Re francese, il popolo prima festeggiante ora tumultuante gridava “Popolo e libertà”.

Tentò di entrare nel palazzo della Signoria, ma trovò la porta sbarrata. Gli fu comunicato che se voleva entrare, doveva accedere da uno sportello e da solo. Intanto la piazza si era riempita di popolo, pronto a cacciarlo con le cattive. Così fu costretto a lasciare la città, e ad andare in esilio con sua moglie Alfonsina Orsini, i suoi figli maschi Lorenzo futuro Duca d’Urbino e (per un breve periodo Signore di Firenze), Cosimo, la figlia Clarice e il Cardinale Giovanni. Si era premunito di lasciare aperta la Porta a San Gallo, con l’aiuto del fratello Giuliano per andare verso nord e non più rientrare.

Piero il “Fatuo” non era un tiranno come era stato bollato dagli anti medicei, aveva passato i due anni da Signore di Firenze, fra incertezze di governo e timori, più perseguitato che perseguitante. Divenne profugo mal visto a Venezia, Germania, Fiandra e in Francia. Rientrato in Italia si unì all’esercito di Carlo VIII, con la speranza di rientrare e reintegrato nella Signoria di Firenze. Ma la sfortuna si accanì contro di lui, nel dicembre del 1503 mentre su una zattera che traghettava cannoni vi salì sopra per superare il Garigliano. Ma l’imbarcazione affondò facendolo affogare. La salma venne recuperata e inumata nell’abbazia di Montecassino, dove suo fratello Giovanni era Abate. Vi rimase per un cinquantennio quando Cosimo I despota di Firenze, la trasportò in città e le diede un degno sepolcro nella Basilica di San Lorenzo.

La nuova Repubblica si strutturò con un Gonfaloniere di Giustizia, Magistrato preposto alla guida del Collegio dei Priori in numero di 8, costituenti la nuova Signoria, la Milizia Cittadina in caso di sommosse, e il Consiglio Maggiore, a cui potevano accedere tutti i cittadini. Così strutturata con più partecipazione di popolo, e con la guida del frate faentino, esiliò il ramo principale della famiglia Medici (quello a cui faceva parte il Fatuo), fecero rientrare il ramo popolare del “Trebbio” composto da Lorenzo Popolano e suo fratello Giovanni (quello da cui un domani discenderà Cosimo I il Granduca), e prendendo Gesù Cristo unico Re.

Alberto Chiarugi

Piero de’ Medici fatuo e arrogante

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