1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: l’Arno i suoi ponti e la statua di Marte

Firenze la città

Dante è testimone diretto dell’espansione della sua città, nel Paradiso ricorda che nella prima metà del XII secolo il suo trisavolo Cacciaguida viveva ancora dentro l’antica cerchia muraria.

A causa del sovrappopolamento da parte di quella che lui ritiene la “gente nuova”, ovvero le genti provenienti dalla campagna, la città assume una nuova fisionomia non più riconoscibile dagli abitanti originari. Dino Compagni cronista dell’epoca ricorda che si veniva da molto lontano per ammirare la bellezza di Firenze. Giorgio Villani invece sottolinea quanto i concittadini si siano impegnati alacremente a costruire sia dentro che fuori le mura.

Dante nel 1301 è nominato sorvegliante dei lavori per l’allargamento di una strada del centro. Anche le strade cominciano a modernizzarsi. A Firenze si costruiranno in un secolo ben due cinte murarie.

Alla fine del XII secolo i Fiorentini potevano vivere nella vecchia cinta carolingia costruita tra l’ VIII è il IX secolo che seguiva il vecchio tracciato delle mura romane. Più vecchie, del VI secolo, erano invece le mura bizantine.

All’epoca di Cacciaguida erano solo quattro le porte per uscire dalle mura vi erano già: la chiesa di Santa Reparata, la cattedrale di Abbadia, San Pier Scheraggio e l’ospedale San Giovanni Battista con il battistero. Tutte dentro la vecchia cinta muraria.

Le altre chiese invece erano ancora al di fuori come: Santa Trinità, San Lorenzo, San Pietro Maggiore e quella dei Santissimi Apostoli. Santa Felicita e San Miniato sull’altra riva dell’Arno.

Nel periodo di Cacciaguida le strade erano ancora strette, sporche ed impervie, le piazze piccole, con pochi palazzi e case torri, le chiese assai modeste. Siamo a metà del XII secolo e la città è ancora modesta, sia per estensione, che per densità di popolazione, pochi i monumenti e modesto il suo prestigio.

Quando Dante è giovane (siamo intorno al 1172 /1174) la cinta muraria è già abbastanza ampia, il triplo di quella romana. Si contavano già 5 porte ma ancora in essa non era compresa la riva sinistra dell’Arno anche se abitata.

In questa seconda cinta di mura vengono erette ben 150 torri, alcune alte 75 metri, già c’era il Palazzo del Capitano del Popolo, quello che diverrà il Palazzo del Podestà e poi il Bargello. Nascono nuovi quartieri popolari che si estendono su entrambe le rive: Il borgo di Ognissanti, il borgo Pinti e il borgo San Frediano. Si costruiscono tre nuovi ponti: alla Carraia, Rubaconte e Santa Trinità ( tra il 1218 e il 1252), il quarto ponte è già esistente è il famoso Ponte Vecchio.

Intorno al 1250 sì decide di porre un limite alle case torre affinché non superassero più di 29 metri e si opera su di esse riducendole drasticamente e abbattendone l’altezza in esubero. È ancora in uso da parte dei vincitori distruggere le proprietà dei vinti, così i ghibellini radono al suolo torri e palazzi guelfi.

Dieci anni dopo succederà il contrario, saranno i guelfi a farlo e con le macerie costruiranno una muraglia sulla riva sinistra dell’Arno quella dove oggi c’è porta San Giorgio.

In seguito verranno costruite chiese ancora oggi visibili come: Santa Croce, Santa Maria Novella, Santissima Annunziata, Ognissanti, il Carmine e Santo Spirito.

Le grandi famiglie iniziano a costruire palazzi come quello degli Spini e dei Mozzi.

Sotto il Podestà Rubaconte (quello che da nome il nome al ponte), nel 1237 si comincerà a pavimentare le strade con delle lastre di pietra ancora visibili oggi nel centro storico vicino a Ponte Vecchio.

Dante assiste anche alla costruzione della terza cinta di mura cominciata nel 1284 e finita nel 1333. Cinta che ingloberà 630 ettari di abitato, contenendo praticamente tutta la popolazione di Firenze. Le porte diventeranno 8 con l’aggiunta di porte secondarie dette “postierle” circondate da ampi fossi. 73 torri proteggeranno un perimetro di 8 chilometri e mezzo di mura. Le strade si ampliano, le case di legno sono sostituite da quelle in pietra, palazzi e chiese divengono sfarzosi. Numerosi i giardini, pubblici, privati e religiosi, è famoso quello di un certo messer Durante che possiede ben 3.500 piante. Poi nascono orti, frutteti e vigne (vedi via della vigna nuova e Orsanmichele che ne ricordano l’esistenza).

Firenze sta diventando un grande centro ricco e opulento.

La città apriva le porte dall’alba e le richiudeva al tramonto, le chiavi delle porte venivano date a cittadini fidati, per poi passare nelle mani della guardia personale dei Priori. Di notte vige il coprifuoco rotto solo dal passaggio delle pattuglie dei vigili che controllano le strade. Nel 1306 l’illuminazione viene diffusa e garantita in tutto l’abitato ed è a carico dagli abitanti o dalle corporazioni.

Riccardo Massaro
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, 10 parte
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