Negli anni 30 del ‘900, Firenze torna capitale della cultura.

Quando nel 1870 fu compiuta l’Unità d’Italia, la capitale del nuovo stato venne spostata a Roma, come progettato dal Re Vittorio Emanuele II e dal Primo Ministro Camillo Conte di Cavour, lasciando la nostra città priva dei suoi tesori medievali, deturpata e in povertà. Firenze negli anni in cui era stata il centro della politica italiana, aveva subito un avventato risanamento radicale del vecchio centro storico con la indiscriminata distruzione di tanti palazzi storici, chiese, le mura trecentesche e monumenti vari.

Tutto questo era stato fatto per ricevere la nuova massa di abitanti provenienti dal Piemonte; soldati, ministri, impiegati statali e ministeriali, al seguito del Re Vittorio Emanuele II e di tutta la sua Corte. Dopo lo stravolgimento del vecchio tuorlo cittadino, al posto di quello che era stato distrutto, vennero costruiti enormi anonimi palazzoni, per alloggiare i nuovi arrivati, che i fiorentini con il loro spirito salace chiamarono “Buzzurri”. Quando in seguito tutti si trasferirono nella nuova Capitale, al Comune di Firenze, non rimasero che i debiti, tanto da costringere il Sindaco Ubaldino Peruzzi a dichiarare il fallimento.

Per un settantennio, la città rimase chiusa nel suo bozzolo a leccarsi le ferite. Negli anni trenta del ‘900, ci fu un risveglio insospettabile, che la riportò agli onori della cronaca italiana, dando prova di un nuovo vigore intellettuale nel campo delle Arti. La svolta avvenne negli ultimi anni venti, quando sotto la protezione del segretario Fascista Gaetano Turati, venne nominato vice federale della nostra città il fiorentino Alessandro Pavolini, il quale prese in seguito il posto del marchese Ridolfi, quando il nobile venne eletto alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia. Iniziò fondando la rivista letteraria il “Bargello”, accogliendo fra i vari autori il giovane Indro Montanelli allora emergente. Nel 1934 con Giuseppe Bottai diede vita ai “Littoriali della Cultura e dell’Arte”.

Per omaggiare il grande Capitano Fiorentino Francesco Ferrucci, caduto a Gavinana nella montagna pistoiese, nel disperato tentativo di difendere la libertà della Repubblica Fiorentina, dalle mire del papa Clemente VII. Istituì le Feste Ferrucciane e diede nuovamente vita all’annuale partita del Calcio in Costume o Livrea, per esaltare il coraggio dei fiorentini assediati. La mostra dei prodotti artigianali fiorentini la “Fiera dell’Artigianato” inizia negli anni 1923/26, quando gli artigiani dettero inizio alla manifestazione, ma è nel 1931 che assume la denominazione “Prima Fiera dell’Artigianato” con sede nel palazzo delle Esposizioni al Parterre. All’inaugurazione è presente l’allora ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai. Ad oggi sono circa 85 edizioni ed è diventata internazionale, ed è stata trasferita nei locali della Fortezza da Basso o di San Giovanni.

Inizia in quell’anno la vita del “Maggio Musicale Fiorentino” per iniziativa del Marchese Luigi Ridolfi e del Maestro Vittorio Gui. Venne ristrutturato il Teatro comunale, divenuto in seguito anche la casa del Maggio. Da Presidente dell’Atletica Leggera Italiana, rimise a nuovo la sede della Società Assi Giglio Rosso. Con molto impiego di risorse fece costruire un avveniristico stadio di calcio per la sua Fiorentina di cui era il Presidente.

Sempre in quegli anni venne deciso di unire tutti i siti di produzione dei generi di Monopolio, allora situati in svariati punti della città. La produzione della manifattura era divisa fra l’ex convento di Sant’ Orsola e l’ex chiesa di San Pancrazio. II Deposito dei sali era ubicato in via Santa Caterina da Siena, e il Deposito delle polveri al Barco delle Cascine. Il Ministro Tahon de Revel affidò la costruzione del nuovo stabilimento agli architetti Giovanni Bartoli e Luigi Nervi (già progettista e costruttore dello stadio G. Berta). Il nuovo opificio venne realizzato secondo lo stile Razionalista allora in voga, fra il Mugnone e il Fosso Macinante vicino al Parco delle Cascine occupando una area di otto ettari.

Quando furono terminati i lavori il nuovo complesso venne inaugurato dal Ministro Tahon de Revel e dal Cardinale Eccellenza Elia dalla Costa. La nuova manifattura a pieno regime diede lavoro a 1400 fra operai e impiegati, la maggior parte del personale era costituito da donne. Oltre alla fabbrica vera e propria, vi si trovavano gli uffici degli impiegati, gli alloggi di servizio, la portineria con il corpo di guardia, una officina, la falegnameria, la mensa per i dipendenti. Inoltre vi era l’asilo nido per i loro figli (dove le mamme si recavano per allattare i loro piccoli), una infermeria con medico, il Deposito di vendita Sali e Tabacchi, l’Ispettorato Compartimentale, e l’ufficio per le Coltivazioni dei Tabacchi. Vi era un Dopolavoro con cinema, teatro, un bar con biliardi, un giardino estivo con possibilità di ballare, due campi da bocce, campi da tennis con docce, e infine una cooperativa alimentare gestita dagli operai.

Un altro esempio di Razionalismo Italiano, è rappresentato dalla Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella. Firenze possedeva all’epoca tre stazioni costruite nell’ottocento dai Lorena. La stazione Maria Antonia (dedicata alla moglie del Granduca), La Leopolda, e in ultimo quella chiamata di Campo di Marte. Negli anni trenta del novecento, con l’aumento del traffico ferroviario, venne deciso dal Ministro Costanzo Ciano la costruzione di una nuova stazione destinata a prendere il posto della vetusta e inadeguata Maria Antonia. Venne affidato il progetto all’architetto Angiolo Mazzoni, ma non piacque. Fu bandito un concorso con oltre cento partecipanti, e venne vinto dal Gruppo Toscano costituito da: Pier Niccolò Berardi, Nello Baroni, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna e Giovanni Michelucci.

La novità era rappresentata dalla sua costruzione secondo una logica di funzionalità. Mussolini pur notando nel progetto l’assenza delle tendenze architettoniche del trionfalismo del fascismo, ne comprese la funzionalità, e affermò che la costruzione rappresentava un fascio littorio. Ma questa vittoria divise il mondo della cultura, C’era chi ne esaltava la bellezza e chi diceva che sembrava una scatola messa lì senza una ragione plausibile. Solo nel 1934 l’allora Capo del Governo chiamò a Roma il Gruppo Toscano, ordinando loro di procedere senza indugio alla costruzione. Inoltre venne edificata la così detta Palazzina Reale, per ospitare il re e la sua famiglia nei brevi soggiorni fiorentini. Malgrado il passare del tempo e le modifiche aggiunte, la stazione e rimasta inalterata nella sua bellezza.

La Scuola di Guerra Aerea, è un altro esempio di Razionalismo Italiano. Sempre negli anni trenta il Ministero dell’Aeronautica, per salvaguardare da eventuali attacchi aerei in caso di guerra, provenienti da oltralpe, decise di spostare sa sede della Scuola da Torino. Doveva essere un luogo sicuro, mimetizzato fra gli alberi, in modo da avere una adeguata protezione in caso di bombardamenti. La scelta cadde sulla città di Firenze, precisamente nel Parco delle Cascine, che presentava tutte le soluzioni alle proposte del Ministero. Il luogo si presentava bene e mimetizzato fra gli alberi, che nascondevano la costruzione ai nemici.

Il Comune regalò il terreno al Ministero per la realizzazione, e nel 1936 l’architetto Raffaele Fagnoni, incaricato per la progettazione e costruzione dette inizio ai lavori. Nel 1937 vennero gettate le fondamenta, terminando l’opera dopo 335 giorni esattamente i 20 gennaio 1938. L’inaugurazione della Scuola di Guerra Aerea avvenne il 27 marzo 1938 alla presenza delle autorità. Il complesso ospita oggi diversi istituti, fra i quali l’Istituto di Scienze Aeronautiche. Dall’anno 2005 l’Aeronautica e le Università di Firenze e Napoli, permettono agli ufficiali dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli di completare il loro percorso formativo a Firenze conseguendo la Laurea Magistrale in Scienze Aeronautiche.

Alberto Chiarugi
Risveglio di Firenze

2 pensieri su “Risveglio di Firenze

  • 3 Aprile 2022 alle 9:23
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    Bellissima cronaca storica. Gli italiani e i fiorentini in particolare dovrebbero ricordare ed essere orgogliosi del loro passato quando l’uomo era veramente degno di questo nome! Grazie Alma

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  • 2 Aprile 2022 alle 17:21
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    Grazie per questo bellissimo articolo Sig Chiaurugi di cui ignoravo molte cose. Ricordo solo che il ministro
    Ricasoli che risideva in Toscana definì “Firenze Capitale” una Tazza di veleno.

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