La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze
Storia del luogo e del santo
1° parte
La basilica minore si trova in un luogo elevato che sovrasta la città da cui si ha un bel panorama su Firenze. Per raggiungerla a piedi dal centro occorrono circa 40 minuti, così facendo si scoprono tra i vicoli della città piccole chiesette, botteghe e scorci deliziosi.
Uscendo da porta San Miniato, dunque dai resti delle mura fiorentine, si percorre una strada piuttosto ripida che porta al monte.
Si accede alla basilica grazie ad una doppia scala che porta ad una terrazza che si affaccia sulla vallata e dunque sulla città, poi da qui si sale per un’altra gradinata centrale che immette prima nel cimitero che circonda questo capolavoro in stile romanico fiorentino, poi all’entrata.
San Miniato è il primo martire conosciuto della città, forse era un mercante orientale o un principe armeno in pellegrinaggio diretto a Roma. Si sa che giunse intorno al 250 a Firenze dove dette inizio alla sua vita eremitica proprio su quel colle che da lui avrebbe preso il nome, nel bosco che si chiamava Selisbot o Elisbots oppure Val di Botte, nel quale si rifugiarono i primi seguaci delle dottrine evangeliche che sembra avessero edificato qui un oratorio dedicato a San Pietro.
La leggenda scritta subito dopo il Mille, ricorda i numerosi tormenti subiti dall’uomo, che uscì illeso da un forno arroventato; si liberò miracolosamente dei ceppi che lo stiravano sul cavalletto; e fece stramazzare un leone facendosi il segno della croce all’interno dell’anfiteatro che era sito fuori città, oggi appena riconoscibile dal perimetro ricurvo.
L’agiografia, riporta che Miniato si allontanò dal luogo del suo martirio portandosi via la propria testa dopo essere stato decapitato a seguito delle persecuzioni cristiane dell’imperatore Decio. Oltrepassò l’Arno, per giungere dove ora sorge la sua basilica che si erge sul Mons Florentinus. Ma questa storia ha un risvolto spirituale, la testa portata fino alla sommità del colle potrebbe simboleggiare il cammino del fedele, che dalla terra si eleva verso il cielo. Non dimenticandoci poi anche che secondo la dottrina neoplatonica, la testa racchiude la mente, l’intelletto e l’anima e che questa leggenda può anche indicare il viaggio dell’anima dal monte verso l’eternità.
La chiesa è ricca di simbologie che richiamano queste teorie: dalla cripta, che affonda nelle radici terrene attraverso l’intelletto, si sale per sette scalini, che nella simbologia dei numeri rappresenta l’ingresso nella vita e nel tempo in correlazione con i sette giorni della creazione. La navata si sviluppa sulla terra, da qui partono sedici scalini, il doppio di otto, raddoppiando così il valore inerente all’eternità. Il presbiterio si eleva fino al catino, proprio dov’è raffigurato Cristo in cielo. Un’iscrizione sulla facciata recita: “Haec est porta coeli”(Questa è la Porta del Cielo), richiamando la visione di Giacobbe e sottolineando la spiritualità del luogo. Anche l’orientamento della struttura risente di influenze esoteriche, è infatti rivolta a sud-est, dove sorge il sole nel periodo dell’anno che festeggia la nascita di Cristo.
A parte la leggenda ben radicata nella credenza popolare, la storia oggi propone un’altra versione su san Miniato, ovvero che fosse un fiorentino di bassa estrazione sociale e che il suo martirio non avvenne nell’anfiteatro, bensì sull’ansa dell’Arno conosciuta come “Gorgo”. È infatti da tempo immemorabile che i fiorentini venerano una Croce, chiamata proprio la “Croce al Gorgo”. Il sacro luogo segnerebbe proprio dove il martire morì.
Oltre che luogo di culto, il complesso fu trasformato in fortezza e servì come lazzaretto durante la peste del 1630.
Entrando nella chiesa di San Miniato e salendo sull’alto presbiterio, si può vedere, nel mosaico dell’abside il martire raffigurato in compagnia della Madonna e di Cristo. Forse l’idea che fosse un re, nasce perché qui furono poste alcune reliquie di un santo probabilmente egiziano piuttosto conosciuto a quei tempi. Un’altra tesi vuole che siano stati i siriaci ad introdurre il culto orientale cristiano di San Miniato nella città. Fu quando si perse il ricordo di questa tradizione, che i devoti cominciarono ad immaginare Miniato come un soldato.
Su questo luogo fu dunque eretto dapprima un santuario, poi, nell’VIII secolo, una cappella. La costruzione dell’attuale chiesa risale invece al 1018, sotto il vescovo Alibrando, ma i lavori proseguirono con l’imperatore Enrico II.
I monaci dell’Ordine Benedettino, che la fondarono, aderirono in seguito alla congregazione Cluniacense, furono poi sostituiti nel 1373 da quelli della congregazione Olivetana ancora oggi presenti, famosi per la produzione di liquori, miele e tisane qui vendute.
Vicino alla chiesa si trova il coevo monastero, questo venne restaurato nel 1426 dall’Arte di Calimala. Aperto al centro da un chiostro, venne decorato da Paolo Uccello insieme ad Antonio Papi, che ritrassero storie di santi eremiti. Uccello prosegui il suo lavoro e nel 1455 decorò anche il refettorio dell’abbazia. Alla decorazione del chiostro partecipò anche Bernardo Buontalenti, che nel 1547 rimpiazzò una scena di Paolo Uccello, con un suo rarissimo Cristo sulla via di Emmaus, ancora oggi conservato.
A fianco del chiostro, nel 1295, il vescovo Andrea de’ Mozzi iniziò la costruzione dell’arcivescovado fortificato, terminato nel 1320 dal vescovo Antonio d’Orso e destinato a residenza estiva dei vescovi fiorentini. Passato poi al monastero nel 1337 venne in seguito usato come scuderia e come ospedale.
Il Cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze è situato all’interno del bastione fortificato della basilica. Qui si trovano tombe molto belle, cappelle e statue che raffigurano angeli piangenti, bimbi sorridenti e figure antropomorfe femminili e maschili molto suggestive. Un luogo romantico e dunque molto visitato, come la tomba quella degli amanti (in realtà fratello e sorella), quella del fante, di Carlo Collodi, inventore di Pinocchio e di Luigi Bertelli, padre di Gianburrasca. Un cimitero ricco di opere artistiche che dà riposo dunque a molti nomi noti.
Il camposanto fu inaugurato nel 1848. Il progetto era dell’architetto Niccolò Matas. Ad opera di Mariano Falcini il cimitero venne poi ingrandito, utilizzando l’area della fortezza Cinquecentesca che si estendeva intorno alla chiesa.
La nuova rete viaria del Poggi e l’apertura del viale dei Colli e dello scalone monumentale, creò nuove modalità di accesso alla basilica.
Qui sono sepolte illustre personalità come il politico Spadolini, il produttore cinematografico Cecchi Gori, gli stilisti Coveri e Cavalli, il gastronomo Artusi, l’architetto Coppedè, l’attore, regista e sceneggiatore Francesco Nuti, il generale Pianell, Maria Cafaggi, la madre di Frederick Stibbert, proprietari del famoso museo fiorentino, il regista Zeffirelli e molti, molti altri.
Il luogo merita sicuramente una visita.


