La scuola elementare San Gregorio

di Alessandra Mazzoli

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La felicissima idea di realizzare queste raccolte di storie sui rioni di Firenze ha permesso ad ognuno di noi di rileggere il nostro passato e di poterci idealmente incontrare con persone conosciute o sconosciute ma con le quali abbiamo condiviso luoghi e periodi particolari di vita. Ha creato una sorta di famiglia virtuale perché, leggendoci, nel nostro intercalare di “è vero, era così!” “ma guarda chi si risente…” o soltanto sospirando un “che bello…” è come se ci dessimo tutti appuntamento in un Paese dei Ricordi ideale…

Ho aperto, quindi, anch’io la mia valigia e, come un positivo vaso di Pandora, quanti ne sono usciti di ricordi!!!

Sono nata a Firenze nell’ottobre del ’44 in via Santa Reparata al numero 16, “tra le palle del letto” come diceva la nonna, perché era nel suo lettone con i pomi di ottone che la mamma mi aveva data alla luce e col babbo lontano “portato via dai tedeschi”. Lui partì che la mia mamma mi aspettava da due mesi e ritornò quando di mesi ne avevo otto…

Ma questa è un’altra storia… In via Santa Reparata, dai cinque anni in poi, ci tornavo ogni domenica per il pranzo della festa che vedeva la nostra famiglia riunita, ma poi ho abitato fino ai tredici anni in piazza Leopoldo di cui ricordo solo ciottoli e polvere.

Le scuole elementari le ho fatte al San Gregorio dalle suore Mantellate. Ricordo che si entrava da un piccolo cancello in via Milanesi, e quando tiravamo una strana e lunga manopola di ferro suonava una campanella all’interno e la portiera veniva ad aprire. La figlia della portiera era nostra coetanea e si chiamava Perla. Ho avuto il piacere di incontrarla qualche anno fa e abbiamo ricordato insieme quel periodo lontano… Benedette siano queste occasioni…

Le aule erano in fondo ad un lungo viale all’inizio del quale, in una piccola grotta di pietre, una bianca Madonnina Immacolata sembrava salutarci. Quando ritornavamo, alla fine delle lezioni, e le mamme ci aspettavano sui sedili di pietra, prima di correre fra le loro braccia la suora ci faceva fermare davanti alla Madonnina per ringraziarla della giornata e pregare per i nostri cari. Ricordo ancora i fiori della passione che fiorivano intorno alle pietre…

Tante suore mi tornano in mente, piccole “mamme” con lunghi abiti neri… Suor Paolina, una voce di cielo, Suor Rosalia, naturalmente elegante, Suor Giovannina, di cui qualche anno fa abbiamo festeggiato i cento anni, e Suor Iolanda, pazza per il teatro, che organizzava spettacoli nel cinema della parrocchia del Romito e preparava i copioni per noi, che ci mandava a casa con la bidella raccomandandoci di studiarli bene. Un anno mettemmo su la storia di Hansel e Gretel, rinominata Anselmuccio e Rosellina. A me dettero la parte di Rosellina, e Anselmuccio lo fece Cristina, una bambina vestita da maschietto. Ma tutti partecipavano alle recite, chi più chi meno: mio cugino faceva il grillo, e una bimba che chiamavamo Sassa faceva la stellina. Fu lei che, vedendo la mamma in platea, cominciò a chiamarla e a salutarla mentre le suore, da dietro le quinte, cercavano disperate di farle fare silenzio…

Dalla chiesa del Romito veniva a farci lezione di religione Padre Filippo. Era un frate cappuccino dall’aria quieta e serena e prima di tornare in chiesa ci raccomandava sempre di “voler bene alle bone sore”. Ci preparò lui per la Comunione e ci seguì nel sacramento della confessione. Una volta una mia compagna che si era confessata due minuti prima tornò indietro e lo supplicò di confessarla di nuovo perché aveva dimenticato di dire un peccato grave. Insistette così tanto che Padre Filippo tornò al confessionale e quando uscì so che disse alle nostre mamme che il peccato che aveva fatto stare così male Simonetta era di aver volutamente calpestato delle formiche. Contravvenne, è vero, al segreto della confessione ma fu così commovente questo episodio che non poté tenerlo per sé, commosso da tanta innocenza…

Vi ricordo tutti, care compagne e compagni di scuola, e di molti di voi non so più nulla… Tanto eravate presenti ed ovvi in quegli anni e tanto vi siete smarriti negli anni nuovi e nella giovinezza lontana, e ora, negli anni in cui ci chiamano “diversamente giovani”, tornate in superficie grazie alla rete pescante di questo libro…

Ciao, Franca Ferraresi che ci guardi dal cielo, ciao Gabriella Savelli, ciao Simonetta Balzini, così piccola e paffuta che poi sei diventata una splendida indossatrice di Pucci, ciao Sandro Faldi, ciao Lucio Brunelli, che per tirare i coriandoli a noi femmine scivolasti lungo per terra in via Bonaini tra le nostre dissacranti risate… Ciao a voi tutti ovunque siate e grazie per avere per un attimo ripreso posto nei banchi di legno coi calamai sporchi di inchiostro, a bere il latte che il sindaco La Pira ci mandava insieme al libretto Ama Firenze.

Ciao… E vi saluto, vi lascio qui perché l’onda dei ricordi si gonfia troppo e lascia troppi depositi sulla riva, conchiglie che brillano e residui amari. Ma rimanete sempre dentro al mio cuore e dormite come fa la principessa della favola in attesa di un bacio che la risvegli…

Alessandra Mazzoli
La scuola elementare San Gregorio
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