Storia di mare di una fiorentina

Questo racconto si riferisce relativamente a Firenze, solo per me che ne sono la protagonista, fiorentina come l’acqua dell’Arno, ma lo invio perché è un piccolo racconto divertente che parla di mare e di vacanze, ed è un saluto che dedico a chi mi ha pubblicato e a chi mi ha letto in questi mesi, con l’augurio che la vacanza di ognuno sia rilassante e serena e magari possa suscitare un sorriso.

Quando ero piccola e magrolina come appaio nella foto, era l’anno in cui mio nonno prendeva in gestione per tutta la stagione il baretto del bagno Martinelli a Viareggio, un piccolo chiosco in legno dove vendeva bibite ghiacciate, caramelle, panini e bomboloni, poggiati in un grande cesto di vimini tenuto sotto al banco.

A quel tempo le cabine dei bagni si poggiavano su palafitte con ampi spazi luce sotto le assi del pavimento che correva per tutta la lunghezza delle cabine arrivando sotto il bar.

Io avevo scoperto che, scivolando sotto questo spazio e raggiungendo carponi la parte sottostante che portava al pavimento del bar, attraverso una fessura fra due assi entro la quale solo un braccino piccolo come il mio poteva penetrare , riuscivo a raggiungere con la mano l’interno della cesta e a prelevare senza problemi un bombolone alla volta.

Così, generosa con tutti per natura, tutte le volte che andavo sulla spiaggia domandavo alle mie amichette se gradivano un bombolone. Per ogni sì ricevuto scivolavo sotto il cunicolo fra le assi del pavimento e la sabbia e, ondeggiando il braccio come un piccolo serpentello arrivavo al cesto, mettevo la mano dentro e afferravo il bombolone da offrire per colazione.

Dopo qualche tempo il nonno, però, cominciò a domandarsi come mai i bomboloni finivano così presto mentre lui non ricordava di averne venduti tanti. Allora si mise ad osservare più attentamente il cesto e dopo un’attesa non troppo lunga vide apparire da sotto il pavimento una manina piccola piccola che piano piano tastava il cesto, vi si inseriva dentro e prelevava un bel bombolone, ripercorrendo poi l’itinerario a ritroso per sbucare tutta intera da sotto le palafitte, col costumino e le gambe piene di sabbia ma sorridente e trionfante col suo zuccheroso trofeo.

Il nonno non mi sgridò, anzi sorrise e avvertì solo la mamma che molto dolcemente mi parlò.

Non so se il bagno Martinelli c’è sempre a Viareggio. Non c’è più il nonno, non ci saranno certo il chioschetto né comunque la cesta con i bomboloni. E non c’è più la bambina che li rubacchiava, né forse una gran parte delle amiche che li gradivano e li mangiavano con gioia. Resta soltanto una vecchia nonna e il suo pesante bagaglio di ricordi, in cui oggi riscopre, con tenerezza, l’avventura di una bambina col costumino di lana su una spiaggia piena di sole e di mare e col sorriso ancora pieno di speranze nella gioia imperturbata di un’infanzia felice.

Alessandra Mazzoli
Storia di mare di una fiorentina
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