1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: L’Arno i suoi ponti e la statua di Marte
13 parte: Istituzioni e finanze
14 parte: La giustizia
15 parte: Esercito e polizia
16 parte: Aumento della popolazione

L’Arno i suoi ponti e la statua di Marte.
L’Arno chiamato dal sommo poeta ‘il fiume regale’ o ‘bel fiume’, è descritto nel Purgatorio per tutto il suo corso, è un fiume particolarmente amato dai fiorentini ieri come oggi.
Per timore delle piene Firenze si era tenuta in antichità sempre a distanza dall’Arno, ma con l’espansione della città, dopo la costruzione nel 1172 nella cinta muraria, si cominciò a costruire anche sulla riva sinistra, il quartiere conosciuto come “d’oltrarno”.
All’inizio non aveva una cinta muraria, assolvevano a questo compito di difesa le fiancate delle case. Solo nel 1284 venne inglobata nel sistema difensivo, quando nello stesso periodo si costruiscono anche i lungarni, compresi tra il ponte Rubaconte e quello di Carraia, dove verranno costruiti numerosi mulini azionati dall’acqua della corrente.
L’unico ponte esistente a Firenze risaliva al X secolo, andato distrutto nel XII secolo e prontamente ricostruito in pietra. Aveva al suo imbocco fissata una vecchia statua di Marte, proprio dove vi fu l’imboscata nel 1215 che costò la vita al giovane Buondelmonte e che fu l’inizio di tante sventure per la città.
Lo stesso Dante attribuisce un’influenza nefasta a questa statua, essendo molto rovinata e mutilata veniva chiamata la “pietra scema” così come compare descritta anche nel Paradiso, in cui la statua compare in antagonismo con San Giovanni Battista che lo ha soppiantato nei cuori dei fiorentini. Una leggenda vuole che la statua fosse caduta nell’Arno quando Attila distrusse Firenze e che fosse stata rimessa al suo posto dopo la ricostruzione della città da Carlo Magno. Nonostante il santo patrono della città sia San Giovanni Battista, la statua seppur legata al paganesimo rimase al suo posto fino al 1333 quando sparirà inghiottita da una piena del fiume e che travolse anche gli altri ponti. Il Ponte Vecchio che ha questo nome già dal 1220 non è come lo vide Dante, perché fu ricostruito nel 1345. Così come gli altri ponti ospitava dei negozi in legno e ricostruiti in pietra dopo la fatidica piena.
Ovviamente un unico ponte per una città così sviluppata non era sufficiente, venne quindi affiancato da altri tre ponti costruiti tra l’inizio e la metà nel XIII secolo: il ponte Carraia, il ponte Rubaconte e quello di Santa Trinità. Il ponte Carraia venne chiamato Ponte Nuovo per distinguerlo da quello più antico, che prese il nome di Ponte Vecchio. Fu distrutto nel 1274 e di nuovo nel 1333 dalle piene, l’aspetto di oggi però è quello datogli dagli Ammannati nel XVI secolo.
Il ponte Rubaconte invece prende nome dal Podestà milanese che lo fece costruire, venne solo danneggiato nel 1333 grazie alla resistenza della struttura composta da 6 arcate. Sul ponte alloggiavano le pile degli oratori e delle cappelle dedicate a Santa Maria delle Grazie da cui prende il nome attuale, è legato al famoso convento di clausura delle Murate già da me menzionato che rimase qui fino al 1424.
Il ponte di Santa Trinità era costruito in legno, poi in pietra, nel 1259 travolto sempre dalla solita piena, anche qui vi alloggiavano dei negozi, sull’estremità vi era l’oratorio dedicato all’arcangelo Michele. Qui era anche posta una gogna alla quale venivano legati ladri e malfattori. Qui finivano alcuni di quei cortei citati nel capitolo delle vie di Firenze formati da curiosi in attesa della punizione dei rei.
Dopo la chiesa di Ognissanti vi era un ruscello il Mugnone che finiva nell’Arno, la sua acqua era utilizzata dai mulini ma era utile anche per lavare cuoio, pelli e lane. Vi venivano organizzati anche giochi e parate soprattutto in inverno quando la superficie si gelava.
Riccardo Massaro
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, 12 parte
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Un pensiero su “Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, 12 parte

  • 19 Settembre 2020 alle 19:37
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    Invidio sinceramente chi riesce a fare questo tipo di ricerche per ricordare eventi che non è nemmeno pensabile di poter leggere riuniti in qualche volume di storia cittadina.
    Ho sempre trovato divertenti ed istruttive le notizie pubblicate su Florencecity.
    Sono curiosità interessanti e piacevoli.
    Grazie per pubblicarle.

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