La Toscana era entrata a far parte integrante dell’Impero francese, i nuovi governanti stranieri,” i nuvoloni”, come i fiorentini chiamavano i francesi dall’intestazione “nous voulons” dei loro editti, si erano sostituiti alle magistrature dei granduchi lorenesi; Anna Maria Bonaparte Baciocchi detta Elisa, sorella di Napoleone dal marzo 1808 era granduchessa di Toscana e Firenze era capitale del Dipartimento dell’Arno. Fu allora che, a partire dal primo gennaio 1809, avvenne una vera e propria “rivoluzione”: tutte le case della città furono numerate e successivamente la popolazione stabilmente residente venne censita.

La conoscenza delle caratteristiche demografiche, economiche e sociali delle zone occupate era ritenuta dal governo centrale francese una priorità necessaria per poter “reggere la cosa pubblica”.

“Facilitare il servizio della Posta delle lettere, della Polizia e degli alloggi militari nella città di Firenze “, ma soprattutto la necessità di imporre nuove tasse, estendere le liste di leva, amministrare la giustizia, operare un controllo sulla popolazione, nonché abolire il maggiorascato (vale a dire il diritto del figlio primogenito di ereditare il patrimonio familiare) portarono il governo francese a mettere in moto tutto l’efficiente apparato burocratico perché la numerazione degli stabili ed a seguire il censimento della popolazione si realizzassero con rapidità ed efficienza.

Gli edifici dell’intera città furono numerati progressivamente dal n. 1 al n. 8028 (solo Palazzo Pitti non fu numerato perché residenza della granduchessa Elisa Baciocchi).

Il popolo cominciò a non orientarsi più riferendosi a chiese, palazzi nobiliari con i loro stemmi, canti, tabernacoli, locande o botteghe più conosciute. All’ interno della città chiusa e circondata da alte mura, solo un numero era sufficiente per individuare una casa e chi vi abitava.

La numerazione prese avvio da piazza del Granduca (l’odierna piazza della Signoria, che di lì a poco sarà denominata per poco tempo piazza Nazionale), dove il numero 1 fu assegnato a Palazzo Vecchio e da lì in progressione sino al n. 8028 di uno stabile in via dei Benci, nella zona di Santa Croce. Un sistema molto complesso che fu mantenuto sino al 1862, quando furono introdotti e applicati i criteri della nostra attuale numerazione.

Passeggiando per le vie di Firenze ancora oggi ci possiamo imbattere nelle iscrizioni degli antichi numeri francesi: accanto all’odierno n. 21 in borgo Albizi troviamo il precedente n. 463, in via Porta Rossa ora n. 12 il n. 1026 ed altri ancora.

Numerati tutti gli stabili, nel 1810 si passò al censimento della popolazione di Firenze. Fu una vera e propria “rivoluzione” perché fu il primo censimento laico .

Sino a quel momento la rilevazione e la raccolta dei dati della cittadinanza era stata prerogativa dell’autorità ecclesiastica: i parroci delle città e delle campagne in Italia avevano il compito di compilare i registri dei battesimi, matrimoni e morti ed ogni anno erano soliti aggiornare lo “status animarum” (lo stato delle anime) durante la benedizione delle case, in quaresima, e di conservare tutta la documentazione nell’archivio della canonica.

Il governo francese cercò di sottrarre questi compiti all’autorità ecclesiastica e di sostituirsi a questa. Tra il 1806 e il 1808 in tutti i dipartimenti dell’impero furono creati uffici di stato civile per la registrazione dei movimenti naturali della popolazione (nascite, nozze, decessi) e con Decreto imperiale in data 29 giugno 1809 fu istituito il Ruolo generale della popolazione, cioè, in sostanza, l’anagrafe.

Tra paura e diffidenza i fiorentini tra il gennaio e l’aprile del 1810 aprirono le loro case a quei poco più di cento “probi e capaci cittadini”, laici e religiosi, che, in ausilio dei commissari di polizia, erano stati incaricati dal nuovo governo francese di censire la popolazione .

Le 8028 abitazioni furono visitate e di tutti i 72.362 residenti fu registrato il nome, il cognome, la data ed il luogo di nascita, lo stato civile, le eventuali relazioni di parentela con il capofamiglia, la professione, lo stato economico (ricco, benestante, comodo, povero, indigente), l’ammontare dell’affitto pagato o il valore locativo della abitazione. Tutti questi dati, insieme ad annotazioni su eventuali particolarità dello stato fisico e cambiamenti di residenza vennero riportati giorno dopo giorno in apposite schede individuali, per poi essere ricopiati, in ultimo, in sette enormi registri. La dominazione francese durò sino al 1814 e durante la fase della “restaurazione” la dinastia dei Lorena ritornò al governo della città.

Negli anni successivi alla dominazione francese fu ignorata l’esistenza di questi registri che non furono più né aggiornati, né consultati.

Passarono gli anni e, trascorso più di un secolo, durante il periodo della prima guerra mondiale, nel 1916, in un carro militare i registri stavano per essere portati al macero, insieme ad una quantità enorme di carta amministrativa, ma, fortunatamente, Ugo Giusti, capo dell’Ufficio di statistica del Comune di Firenze, riuscì a salvare questo importante materiale documentario, ora conservato presso l’Archivio storico del Comune di Firenze e che ancor oggi è di grande interesse da parte degli studiosi per la conoscenza delle caratteristiche demografiche, sociali, economiche, urbanistiche della Firenze dei primi anni dell’Ottocento.

Marta Questa
La “rivoluzione francese” a Firenze
Tag:                         

2 pensieri su “La “rivoluzione francese” a Firenze

  • 17 Febbraio 2026 alle 23:56
    Permalink

    Neppure io sapevo dei “nuvoloni” e mi è piaciuto molto saperlo. Napoleone una volta tanto aveva fatto una cosa giusta, cioè quella di numerare le strade: oggi sarebbe inpensabile non fosse così e ci saremmo arrivati da soli. Beh, veramente ha fatto altre cose buone, ma siccome ha rubato tante opere d’arte, mai quanto i tedeschi, ………..non ci sentiamo certo di lodarlo…. Grazie per l’articolo.

    Rispondi
  • 14 Febbraio 2026 alle 11:42
    Permalink

    Quella dei ” I Nuvoloni…… ” non la sapevo , abito in Francia , e ora la raccontero anche qui hai miei amici Francesi …!!!! Grazie per il Bell’articolo !!!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.