PALAZZO TEMPI BARGAGLI PETRUCCI

Prima Parte

Seconda Parte

La scuderia del Marchese Luigi Tempi Marzi Medici

Nelle stime del Catasto Generale Toscano (1824 circa) il piano terreno del palazzo prospiciente via dei Bardi era così descritto: “Una vasta rimessa in volta reale a botte, comoda per dieci legni, fornita di tromba per dar l’acqua, e nella quale vien separato uno stanzino per tribbiare la paglia; una scuderia contigua comoda per dodici cavalli; altra rimessa con portone separato come sopra munita di tromba, e comoda per tre legni; una stalletta in appresso capace per due cavalli, ed altro stanzino allato per la paglia”. In una planimetria conservata presso l’Archivio di Stato, è riconoscibile il grande vano riservato ai cavalli che aveva in adiacenza rispettivamente la rimessa delle carrozze e quella dei barrocci.

Pianta della nuova scuderia fatta costruire dal Nobile Sig. March. Cav. Luigi Tempi nel suo Palazzo di Firenze l’anno 1843

Nel XIX secolo le scuderie, oltre ad essere importanti per la cura degli animali e la protezione dei legni, rappresentavano spesso il livello sociale raggiunto dalla famiglia: avevano in genere soffitti alti, pavimenti in pietra e, non di rado, presentavano pareti decorate affinché, a portone aperto, fosse ben chiaro lo status dei proprietari. Questi locali erano generalmente situati in edifici separati dalle residenze principali ed avevano vani dedicati agli animali, con stalle e mangiatoie, ed altri dove venivano custoditi carri e carrozze insieme ad armadi o stanzini per conservare finimenti, equipaggiamenti e livree. Le scuderie del marchese Luigi Tempi Marzi Medici erano perfettamente rispondenti a questa tipologia e, grazie ad un meticoloso inventario (2), è possibile conoscere non solo le tipologie di carri e carrozze presenti, ma anche i finimenti, gli equipaggi e gli arnesi. Per comprendere l’importanza delle “vetture” possedute dal marchese è necessario esaminare la nomenclatura mediante i lemmi dell’epoca; nel vocabolario Milanese-Italiano di Francesco Cherubini del 1839 sono state spiegate, con dovizia di particolari, le caratteristiche dei cosiddetti legni, termine che poteva indicare sia la carrozza a quattro ruote sia il calesse a due ruote. Le parti più importanti del legno erano il carro e la cassa (detta anche cassino o guscio o scocca): il primo comprendeva ruote, assili, stanghe o code, scannelli, ascialoni ecc., ed era il supporto della cassa dove si accomodavano il cocchiere e i passeggeri. Quest’ultima, composta da moltissime parti, era l’elemento di distinzione delle varie specie di legni: “osservando cioè se sia di forma quadrata, quadrilunga, allunata, aovata, rotonda o come, se abbia coperto o no, se sportelli o no e quanti, se fiancate anteriori o no, quanti sederi abbia, e se posi piuttosto sulle molle o sulle cigne o sulle stanghe” (3).

Inoltre venivano distinte a seconda dell’uso previsto: da caccia, da campagna, da viaggio, da città, da corso e così via. A volte erano differenziate in base all’origine del modello ossia alla francese, all’inglese, alla tedesca ed anche alla napoletana, piemontese o lombarda. Elementi fondamentali di distinzione erano inoltre la verniciatura, la tappezzeria, le rifiniture e gli accessori. Le vetture adatte alla città erano quasi esclusivamente di color nero, verde, blu o bordeaux, presentando spesso filettature contrastanti. Nell’inventario del marchese Tempi erano presenti ben undici legni di una certa importanza, tra cui un Faetòn e una Sciarabá. Il primo era una carrozza leggera, alta, scoperta, a quattro ruote, con due sedili, in gran voga nel sec. XIX°: una specie di gabriolé (cabriolet) di gala. Nata come carro a due ruote con la cassa scoperta, ricordava il mitologico calesse guidato da Fetonte, figlio Apollo, che morì precipitando perché aveva osato mettersi alla guida del carro paterno del Sole.

Esistevano molte varianti ed anche la regina Vittoria ne possedeva più di una.

Faetòn o Phaetòn

La Sciarabá presentava una cassa tonda, che poteva essere o meno scoperta, retta sue molle, a due luoghi, senza sportelli né fiancate anteriori, talvolta con sederino per il cocchiere, con quattro ruote e carro a coda; il suo nome deriva dal francese Char-à-bancs. Quello del marchese Tempi aveva la cassa verniciata di giallo e filettata di nero. Un’altra carrozza di notevole valore doveva essere il crolit a due ruote che aveva il carro verniciato in rosso con filettatura in oro, una cassa color verde moscone con cornici di Placché.

Sciarabá o Char-à-bancs

Le carrozze di Luigi Tempi, riportate nell’inventario, erano le seguenti:

Un Legno a quattro Luoghi con Carro, e Cassa verniciata di verde foderata di filaticcio a felpa bigio, copertone di panno, e sopra coperta d’incerato con tutti i suoi ferramenti, mezzi colli di ferro, quattro molle, e catena al Timone

Un Legno a due Luoghi con ferro giallo filettato di nero, cassa color verde chiaro con cornici di placchè foderata di panno giallo con due guanciali, e fiancale, copertone di panno turchino guarnito con felpa gialla, con baule d’avanti, con Colli, molle di ferro, e catena al Timone (con coperta di Tela)

Una Carrettella a due Luoghi con carro, e Cassa verniciata di verdone foderata di velutino color danchina con due guanciali, colli, e molle, e catena al Timone

Una Carrettella a quattro posti con colli, e molle di ferro, e baule d’avanti, foderata di colanina più colori con carro verniciato di verde e Cassa turchina del tutto finita

Un Faeton a quattro Ruote con Colli, e molle di ferro verniciato di scuro filettato a oro foderato di veluto bigio con tre guanciali con mantrice fisso, e catena al Timone (con coperta di canovaccio)

Un Crolit a due Ruote con Carro rosso filettato a oro, cassa color verde moscone con cornici di Placché, due ale, foderata di panno mischio con tre guanciali, con mantice da cavare, e mettere, suo parafango, e baule dietro, catene, e cinturone, e molla nel mezzo al timone

Una Sciarabá a quattro Ruote verniciata di giallo filettato di nero con suoi Strapunti e Catena al Timone

Un Legno a due Ruote tinto di giallo con Seggiola, e guanciale, e catena al timone, che serve per domare i Cavalli per la Manza (4)

Un Carrettone a quattro Ruote da domare tinto di bigio con arma della Casa con guanciale di Corame, e dal timone toppa di canovaccio con cintura e Catene [….]

Un tiro a quattro alla Napoletana guarnito di placché con putti, senza imbrache, briglie, e freni del tutto finito [….]

Un Legno con due Catene di ferro in cima per gastigo dei Cavalli [….] (5).

Carrozza padronale fine Ottocento

Nel 1901 fu eseguita un’altra descrizione delle scuderie, quando la proprietà del fabbricato passò ai marchesi Piero e Giovanni Bargagli che stabilirono persino come spartirsi gli spazi per i loro cavalli, come si legge nell’atto di divisione: “Dalla via dei Bardi confusa in questo punto [….] col lungarno Torrigiani si accede ad altre scuderie che confinano con lo stabile di proprietà del signor Anforti [….]. Da un largo portone si entra nella rimessa, largo ed alto stanzone a volta che ha sulla destra uno stanzino che serve di spogliatoio per i cocchieri e la scuderia che più avanti si descriverà. A sinistra una stanza con vetrine contenenti i finimenti e dietro a questa una vasta stanza per il deposito del fieno per i cavalli di proprietà del signor cavalier marchese Piero. La scuderia è lunga quanto tutta la rimessa ed è divisa in due parti. Quella, dirò così interna, ha quattro box e fa il servizio per i cavalli del signor marchese cavalier Piero. Quella verso il muro di facciata divisa in tre box è destinata ai cavalli del signor marchese ingegner Giovanni. Sempre da via dei Bardi venendo verso piazza Santa Maria Soprarno per altro portone si entra in un’altra rimessa a volta e da questa si passa, per un uscio a destra in una stanza che serve di fienile per il foraggio dei cavalli del signor marchese Giovanni” (6).

A. Mannelli, Ponte alle Grazie, 1900 circa

2 ASFi, MMTVBP, 77, ins. 219, Inventario di tutto ciò che si ritrova nella scuderia dell’Illustrissimo Signor
Marchese Cavaliere Luigi Tempi, tanto di Legni, Finimenti, ed altro per la Medesima, s.c.

3 F. Cherubini, Vocabolario Milanese-Italiano, vol. II, 1839, pag. 354

4 Secondo il Cherubini la “manza” corrisponderebbe alla bastardella, ossia una carrozza con cassa quadrata a
quattro luoghi stabili

5 ASFi, MMTVBP, 77, ibidem

6 Marzi Medici Tempi Vettori Bargagli Petrucci 132, Affare n.3, c.20

Firenze, marzo 2024
Arch. e storica dell’arte Chiara Martelli Arch. Anna Claudia Palmieri

Chiara Martelli e Anna Claudia Palmieri
Palazzo Tempi Bargagli Petrucci: Seconda Parte
Tag:                                     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.