1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: L’Arno i suoi ponti e la statua di Marte
13 parte: Istituzioni e finanze
14 parte: La giustizia
15 parte: Esercito e polizia
16 parte: Aumento della popolazione
17 parte: Borghesia, popolo, poveri, mendicanti, ladri e viziosi
18 parte: Le feste e i giochi d’azzardo
19 parte: La giornata lavorativa

Esercito e polizia

Nel medioevo l’esercito di una città era composto da cittadini così come all’epoca di Dante. L’addestramento era però spesso scadente, questo perché i cittadini avevano un loro lavoro che li impegnava e poco tempo da dedicare all’addestramento militare.

Già dal XIII secolo bande di mercenari offrivano i loro servigi alle città stato italiane, questi a differenza erano combattenti capaci e ben addestrati, molto più di qualsiasi truppa comunale per efficiente che sia stata.

Non era una questione di patriottismo, anzi, i cittadini erano molto legati alla loro città e si prodigavano nel difenderla, ma la mancanza di preparazione militare di base, sia fisica che tecnica non permetteva un confronto con dei soldati professionisti.

Tutti i cittadini al suono della campana però accorrevano alle armi (alle armi  all’armi = allarme, allarmi ), a meno che non fossero esentati per una malattia invalidante o a causa dell’età (generalmente sotto i 15 anni e sopra i 60). Dovevano provvedere autonomamente al loro equipaggiamento sia per le armi da difesa, che da offesa e pagarsi anche le spese alimentari. Anche per questo spesso veniva autorizzato il saccheggio alla fine delle battaglie, una sorta di indennizzo a spese dello sconfitto.

I mercenari invece erano pagati, messi sotto contratto o commenda per periodi più o meno lunghi (soldato=soldo, assoldato, mercenario = mercede merced narius, che bada al prezzo, che si presta per mercede).

Il patriottismo dei cittadini secondo il cronista Giovanni Villani, si manifestava a Firenze intorno al carroccio: carro dipinto di vermiglio a quattro ruote, esposto solitamente nella chiesa di San Giovanni, era un vero e proprio simbolo patriottico, di dignità e di unità cittadina.

Dalla chiesa di San Giovanni il carroccio in processione si dirigeva al Mercato Nuovo. Alla sua guardia erano posti i popolani migliori, qui si ammassava tutta la forza del popolo, come dice Villani: “quando si andava in oste” (oste = osteria). L’osteria era il luogo dove venivano conservate le armi della città, l’oste era preposto alla loro custodia, la parola “ostile” ha origine proprio da questo. L’osteria però era anche un luogo dove si mangiava e beveva, oggi ha perso la sua connotazione bellica ed è rimasto quello legato alla ristorazione.

La guardia del carroccio era pronta a morire per non subire l’umiliazione di far cadere in mani nemiche questo simbolo della città. Dal 1260 non verrà però più portato fuori le mura perché nella battaglia di Montaperti quando i fiorentini furono sconfitti dai senesi il carro cadde in mano nemica. Rimarrà allora sempre protetto all’interno della città e sarà esclusivamente usato per accogliere ospiti di riguardo. Dante ricorda nel suo Inferno questa battaglia e parla della rivincita fiorentina in quella di Campaldino del 1289.

Il poeta assai impaurito prese parte allo scontro come “feditore”, un cavaliere schierato in prima fila atto a scompaginare l’avanguardia dello schieramento nemico.

I fiorentini vinsero gli aretini, tra i nemici morirono 1700 uomini e 2000 furono fatti prigionieri, considerando che il loro esercito era formato da 8000 fanti e 800 cavalieri, non pochi. Nelle battaglie di questo periodo ancora i numeri dei partecipanti contrapposti risultavano essere ancora numerosi.

In esso militava il fiore della nobiltà e della borghesia della città, era un onore e un vanto, anche per questo l’esercito era colorato e appariscente. Ognuno doveva mostrare la sua presenza sul campo e mostrava i colori della sua casata rendendosi ben visibile e riconoscibile, non esistevano ancora né le divise né l’abbigliamento mimetico.

Più in là gli eserciti saranno composti da qualche centinaio gli uomini, anche perché i condottieri tenevano ai loro uomini e al loro esercito. I prigionieri dopo la battaglia o erano uccisi, o venivano imprigionati. Saltuariamente liberate durante alcune ricorrenze religiose o feste, scambiato con altri prigionieri, oppure dopo aver riscosso un cospicuo riscatto, per i poveri c’erano poche alternative.

Nel 1300 l’esercito fiorentino su 6750 fanti aveva 1000 mercenari. Questo farà arrabbiare Machiavelli che riterrà questa politica responsabile della decadenza dell’Italia e della sua incapacità di fronteggiare gli eserciti che invaderanno la penisola nel XV secolo.

A dispetto di quello che accadrà nel tardo medioevo, l’entrata in guerra al nemico era comunicata almeno con un mese d’anticipo. L’attacco proditorio era ritenuto non cavalleresco, venivano consultati gli astrologi della città e i cittadini mobilitati dai sestieri e riuniti in gruppi di 25 sotto il loro gonfalone. Metà di essi a guardia di una porta cittadina, l’altra usciva e si univa alle truppe del contado.

Il mese di preavviso serviva anche all’addestramento delle truppe e per convocare e riunire eventuali alleati. Pronti per la guerra era espletato l’atto simbolico di gettare il guanto di sfida al nemico inviato dal capitano attaccante al capitano avversario.

L’esercito fiorentino si muoveva accompagnato dai propri chierici sotto la benedizione della chiesa, protetto dalla Madonna e da San Giovanni Battista.

La polizia

La sicurezza dei cittadini è l’ordine all’interno delle mura cittadine è affidata a una sorta di polizia locale sotto giurisdizione del podestà e del capitano del popolo.

Il Bargello con i suoi bargellini e’ incaricato di ricercare i criminali, ben 600 guardie notturne vigilano l’ordine della città di notte. L’arte di Calimala ha addirittura una sua polizia privata.

I vigili hanno l’incarico di mantenere l’ordine pubblico durante il giorno, soprattutto nei mercati e nelle strade e la circolazione, vigilavano sull’inquinamento, controllando eventuali esalazioni, le acque potabili, le fognature e gli animali bradi e il loro vagabondare. Questa polizia era composta da uomini presi dai sestieri compresi tra i 15 e i 60 anni di età, suddivisa in 19 compagnie del popolo. Tra loro non vi sono grandi personalità e dignitari, ma neanche povera gente, tutti sono comandati da un gonfaloniere eletto dai priori.

Altra loro importante attività è quella di vigilare sulla democrazia e impedire sedizioni, soprattutto quelle capeggiate dagli aristocratici.

Nella città ve è anche la presenza di pompieri, circa 100 membri per ogni sestiere, che in caso di incendio vengono aiutati dalla popolazione che accorre al suono della campana. Va ricordato che a Firenze nel 1304 un incendio appiccato dai guelfi neri devastò circa 1700 edifici.

Riccardo Massaro
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, parte 15
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