1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: L’Arno i suoi ponti e la statua di Marte
13 parte: Istituzioni e finanze
14 parte: La giustizia
15 parte: Esercito e polizia
16 parte: Aumento della popolazione
17 parte: Borghesia, popolo, poveri, mendicanti, ladri e viziosi
18 parte: Le feste e i giochi d’azzardo
19 parte: La giornata lavorativa
20 parte: Le arti
21 parte: Commercio, industrie e banche
22 parte: I salari

La giornata lavorativa

La giornata lavorativa andava misurata con il tempo del mercante che non corrisponde esattamente a quello scandito e regolato da sempre dalla chiesa. La giornata comincia all’alba e finisce al tramonto ed è all’incirca come una giornata lavorativa.

Considerando che il primo orologio a Firenze è datato 1354, sono comunque le campane di chiese e conventi che segnano e regolano il tempo.

La giornata lavorativa comincia con il suono della campana che batte la prima ora che corrisponde all’alba. Mentre le donne vanno in chiesa o tornano da esse, gli uomini si recano al lavoro, chi in bottega e chi in campagna. Quando batte la terza ora, vi è una piccola pausa che di nuovo si ripete alla nona ora (che corrisponderebbe pressappoco al nostro mezzogiorno).

Durante questa pausa viene fatto un pasto abbondante che in estate viene seguito da un riposino. Ovviamente in estate la giornata lavorativa dura di più rispetto all’inverno. Di notte il lavoro è vietato.

Il riposo settimanale era rigorosamente rispettato, spesso utilizzato per andare in chiesa. Già esisteva il fine settimana lungo, ma  non esistevano le ferie retribuite. I giorni festivi in questa epoca erano molto numerosi tali da spezzare il ritmo del lavoro nell’anno, erano rispettati da tutti, ma ovviamente non erano pagati.

Facendo un conto di tutte le festività godute dai fiorentini l’anno lavorativo non superava i 230 giorni di lavoro effettivo!

Sì cominciava a lavorare da giovani, subito dopo la scuola che oggi definiremmo elementare, quindi tra i 10 e gli 11 anni di età. Alcune ragazze venivano sistemate presso delle famiglie aristocratiche o abbienti con il ruolo di fantesche. L’apprendistato per imparare un mestiere durava circa 3 anni, a volte elevato a 9 e nel caso di alcune corporazioni fino a 12. Ovviamente la durata dipendeva dall’agiatezza della famiglia dell’apprendista, che era tenuta a pagare addirittura il datore di lavoro per tenere il proprio figlio al suo servizio. L’apprendista dormiva su un pagliericcio rivestito da un panno grezzo e viveva nella casa del padrone condividendone la vita familiare insieme ai servi e ai figli. In caso di malattia del tirocinante provvedeva alle spese mediche (per un periodo limitato), lo stesso padrone.

Le donne potevano accedere ad alcuni mestieri come: il parrucchiere per uomini, nell’industria tessile, come pittrici nelle botteghe, come infermiere, o impiegate presso i bagni pubblici, tanto che nel Paradiso Dante ne parla scandalizzato.

La previdenza sociale era alquanto discutibile.

L’Arte della seta prelevava una piccola quota dai guadagni dei suoi affiliati, che, andavano a favore di fidanzati, poveri, partorienti, malati e addirittura carcerati. Importante era il loro intervento economico durante le crisi economiche, le carestie e le epidemie. Era previsto una sorta di sussidio di disoccupazione, ma non c’è una vera e propria pensione. Al vecchio lavoratore non rimaneva che accasarsi presso i propri figli.

Provvedeva al suo funerale e alle onoranze funebri direttamente la corporazione alla quale apparteneva.

Dante cita nella sua opera così come il Boccaccio nel Decamerone, alcuni mestieri che si potevano trovare a Firenze, in entrambi  gli scritti è possibile riscontrare una certa indifferenza verso il mondo del lavoro e dei salariati.

Riccardo Massaro
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, parte 19
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