Quarta parte
LA GUERRA FRA I MEDICI E I PAZZI
La situazione andò peggiorando nel 1434 il re Aragonese si lamentò con i consiglieri di Barcellona, i quali su intervento dei mercanti avevano eletto Andrea, Console dei Catalani nella città di Pisa, chiedendo la destituzione immediata di quello che considerava il tesoriere del re francese. In realtà il legame di Andrea con Renato fu molto stretto. Il pretendente al trono di Napoli giunse a Firenze nel 1442 passando un lungo periodo come ospite nelle case dei Pazzi. Per contraccambiare l’ospitalità ricevuta Renato, lo insignì delle sue armi (di Francia d’azzurro seminato di gigli d’oro, al lambello rosso). Questa alleanza non fu mai nascosta facendone un vanto per la casa dei Pazzi, celebrando questa unione raffigurandola sulle finestre e sulle colonne del suo palazzo e chiamando suo nipote con il nome di Renato. La cappella di famiglia nella chiesa di Santa Croce, commissionata al Brunelleschi, venne continuata dopo la morte di Andrea e di Filippo, ad opere di Luca della Robbia, ma rimase incompiuta, a causa della congiura del 1478 contro i Medici per il dominio di Firenze.
La famiglia Pazzi fu una consorteria fra le più ricche e potenti di Firenze, tanto da rivaleggiare con i Medici. Cosimo il “Vecchio” per fare un legame di parentela duraturo nel tempo, fece sposare la nipote Bianca, figlia di Piero il “Gottoso” con Guglielmo de Pazzi. Questo legame parenterale rimase saldo quando i Pazzi ordirono una congiura contro Lorenzo e Giuliano, per potere primeggiare, in seguito fallita. Nella quale Guglielmo, si trovò immischiato benché ne fosse estraneo, mentre suo zio Jacopo e il cognato Francesco furono i promotori insieme al Papa Sisto IV Francesco della Rovere, vennero catturati e uccisi. Guglielmo se la cavò con una condanna all’esilio, con sentenza del 28 aprile 1478, rimanendo lontano d Firenze da 50 a 80 miglia da Firenze. L’esilio venne revocato dopo 16 anni nel 1494, facendo leva sul legame di parentela con i Medici. Ottenne il permesso spostarsi lontano da Firenze stabilendosi a Valenza.
Malgrado non fosse implicato nella congiura ed esiliato lontano da Firenze, riuscì a mantenere una corrispondenza con il Magnifico. I congiurati furono tutti catturati poco dopo la fallita congiura. Alla famiglia Pazzi, in Firenze, li vennero confiscati tutti i beni dal loro posseduti e messi in vendita. Fra i beni immobili venduti c’era un palazzo con giardino pieno di sculture con una fontana in granito scolpita da Donatello. Iacopo de Pazzi nacque a Firenze ultimo figlio di Andrea de Pazzi e Caterina Salviati nel 1423. Come si rileva dal Catasto abitava nel Quartiere di San Giovanni, nel Gonfalone Chiavi. Alla morte del padre Andrea nel 1445, ereditò insieme ai suoi fratelli maggiori Antonio e Piero (il quarto Guglielmo era morto nel 1439), entrarono in possesso della cospicua eredità. Antonio morì nel 1451, mentre Piero lo seguì nel 1464, lasciando la parte della sua eredità paterna nelle mani di Iacopo e dei numerosi nipoti figli dei fratelli.
Iacopo sposò la giovanissima Maddalena di Antonio Serristori, dalla quale non ebbe alcun figlio. Ebbe una figlia naturale al di fuori del matrimonio, alla quale diede il nome di Caterina, la riconobbe poco prima di morire. Caterina alla morte di Iacopo si fece monaca nel convento di Monticelli.



