La peste a Firenze
Parte 7 ed ultima parte
Leandro Ciminelli è un medico napoletano trasferitosi a Firenze che ha preso servizio nell’Ospedale di San Bonifazio. Non essendo fiorentino, viene considerato uno straniero, “uno che viene da fuori” e trattato con diffidenza. Anche perché è entrato a lavorare nell’ospedale proprio quando è scoppiata la peste. Così viene sospettato di aver diffuso il morbo grazie a delle polveri che porta sempre con sé e che di tanto in tanto somministra ai malati che poi muoiono. Il medico è inviso al personale e ai colleghi perché ha un carattere piuttosto rude, soprattutto si lamenta continuamente dell’operato dei sottoposti che non riescono ad espletare con il giusto impegno le loro mansioni. Spesso infatti si sostituisce a loro per espletare compiti che non gli competerebbero. Le sue critiche, il suo carattere, la sua severità e poi non ultima la provenienza, fanno scattare verso di lui dapprima sospetti, poi accuse infamanti, che in seguito si riveleranno false, ma che intanto lo fanno finire in prigione con accuse molto gravi.
Indagato, si scopre che le polveri che porta con sé sono in realtà innocue. Ma il popolo ha bisogno di un capro espiatorio, deve incolpare qualcuno per sfogare la propria impotenza davanti all’epidemia. Il medico è un professionista serio, che con le scarse conoscenze dell’epoca cerca di aiutare i suoi pazienti come meglio può e che continuano a morire. Il popolo non capisce che l’atteggiamento rude e nervoso dell’uomo è probabilmente la conseguenza della sua frustrazione, maturata dall’impotenza davanti a questo morbo. Un’impotenza non solo sua, ma di tutti i medici, gli speziali e di quelle figure che orbitano intorno alla Sanità.
Ma la gente semplice vede in loro solo degli approfittatori che godono della pestilenza, perché con questa possono arricchirsi ed accrescere il proprio potere personale. I fiorentini allora cominciano ad opporsi alla dittatura sanitaria. Il dissenso prende forma attraverso un corteo spontaneo di gente esacerbata, che attraversa Firenze per manifestare e sfogare la propria contrarietà verso i lazzaretti. Passando per via Larga urlano e inveiscono pretendendo che questi vengano chiusi e che ogni malato possa tornare a casa e curarsi in famiglia. La rivolta attraversa i quartieri patrizi che da via Larga si collegano al convento e alla Chiesa di San Marco fino al Duomo. Questa strada solitamente è percorsa dalle processioni in cui sfila il corpo di San Antonino, protettore della città, legato al destino politico della casata regnante.
Per timore che la situazione precipiti, viene avallata dalla Magistratura e dalla Cancelleria la volontà del popolo. Ma l’esperimento inevitabilmente fallisce. È impossibile gestire con il poco personale disponibile le esigenze di tanti malati in quarantena sparsi per tutta la città. Così aumentano i contagi, le morti e i lazzaretti vengono riaperti.
Le morti colpiscono tutti i cittadini e molte botteghe perdono i loro legittimi proprietari. Nonostante la maggior parte di queste attività siano portate avanti da uomini, uno statuto dell’ Arte risalente al 1349, prevede che anche le donne possano in caso di morte del congiunto, rilevare l’ attività e praticarne l’Arte. Così troviamo botteghe gestite da donne: sono madri, mogli o figlie degli intestatari rimaste sole. In piazza Pitti c’è una bottega di barbiere tenuta da una donna, un’altra è a Pontevecchio, c’è un caso di un medico donna, mentre altre lavorano come cerusici nei lazzaretti o tengono aperte farmacie…
La donna è stata da sempre associata alla stregoneria, la società maschilista era convinta che le donne curiose fossero pericolose. Queste, pur di trovare un rimedio ai mali che affliggono la salute si pensava, si sarebbero fatte ispirare anche dal demonio… lo stesso cardinale Federico Borromeo nel 1631 in fin di vita, dichiara che preferisce morire pur di non essere curato e (Dio non voglia) salvato da una donna…
Eppure il primo trattato sugli errori medici del francese Laurent Jobert stampato a Firenze nel 1592, è dedicato proprio ad una donna, Cristina di Lorena.
Fa riflettere il caso di Lisabetta Centenni, tutt’altro che ispirata dal demonio, viene ascoltata come testimone per la canonizzazione di Domenica Narducci (vedi articolo pubblicato sulla santa). La donna cura il marito Ottavio con il pane santificato della santa.
Non si tratta di stregoneria, perché la donna si ispira nel suo operato ai Santi Cosma e Damiano protettori dei medici. Questi curavano i malati senza richiedere compensi, a dispetto di medici, speziali e cerusici del ‘600. La donna col suo operato, riesce paradossalmente a rientrare in questa tipologia di curatrice. Non attraverso un miracolo dunque, ma usando la fede e gli espedienti naturali, così come consigliavano i due santi.
In una società patriarcale in cui la donna incinta viene definita “malata di gravidanza” e quando ha il ciclo mestruale è tenuta ad astenersi da alcune attività, questo è un gran passo in avanti.
Dopo l’inutile processione/manifestazione fatta contro i lazzaretti, un’altra processione prende vita a Firenze. Questa porta però per la città il corpo di San Antonino, avvocato e protettore pubblico. Parte dal convento di San Marco e passa ancora per la già menzionata via Larga, poi a via Martelli per terminare al Duomo. La funzione è accompagnata da scampanii e fuochi di artiglieria. Sono presenti i domenicani di San Marco e Santa Maria Novella a cui il corpo appartiene. Davanti alla paura e all’impotenza della medicina ufficiale, la gente si rifugia nella fede rivolgendo le proprie preghiere al Signore e ai santi nella speranza che questi intervengano per sconfiggere la pestilenza.
Finisce così questo viaggio nella Firenze Secentesca afflitta dalla peste che portò con sé almeno 12.000 vittime su 72.000 abitanti solo a Firenze. Si parla invece di 1.100.000 vittime solo nell’Italia settentrionale.
Da molto tempo non si verificano più casi di peste in Italia e in Europa, ma le epidemie si ripetono periodicamente in Africa, Asia, Sud America e nelle zone occidentali degli Stati Uniti. In Madagascar vengono ancora segnalati casi di peste bubbonica quasi ogni anno, durante il periodo che va tra settembre ed aprile.
La peste è una malattia infettiva di origine batterica causata dal bacillo Yersinia pestis. È una zoonosi, trasmessa dalla pulce dei ratti (Xenopsylla cheopis), ma che può essere trasmessa da altre specie di parassiti ematofagi come pulci, pidocchi e cimici dei letti. Questa può successivamente trasmettersi direttamente da uomo a uomo.
I sintomi della malattia sono diversi, comprendono febbre tra i 38 e i 41 °C, mal di testa, dolori articolari, nausea, vomito, sete, diarrea, tumefazione dei linfonodi e una generale sensazione di malessere. Il trattamento più efficace consiste in una semplice somministrazione di terapia antibiotica protratta per dieci giorni.


