1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: L’Arno i suoi ponti e la statua di Marte
13 parte: Istituzioni e finanze
14 parte: La giustizia
15 parte: Esercito e polizia
16 parte: Aumento della popolazione
17 parte: Borghesia, popolo, poveri, mendicanti, ladri e viziosi
18 parte: Le feste e i giochi d’azzardo
19 parte: La giornata lavorativa
20 parte: Le arti
21 parte: Commercio, industrie e banche
22 parte: I salari
23 Il clero
24 Le chiese, i conventi, gli ordini
25 Ordini e confraternite
26 Il culto, la predicazione, le processioni e il pellegrinaggio
27 La religione e la superstizione
28 Gli ebrei
29 Gli eretici
30 La scuola
31 L’università
Gli ebrei
Gli ebrei stanziati in Italia sono tra quelli più antichi esistenti e non hanno praticamente mai abbandonato questa nazione. Per molto tempo non sono stati perseguitati e anzi sono stati amministrati tranquillamente con il resto del popolo italiano. A Firenze bisognerà aspettare il XV secolo per avere una comunità ebraica importante.
Beniamino di Tudela partito dalla Spagna intorno alla metà del 1100, attraversa l’Italia per girare il mondo e passando per Firenze non trovò nessuno che appartenesse alla sua religione.
Nel XV secolo gli ebrei vengono chiamati appositamente dal comune per fare concorrenza agli usurai locali divenuti troppo esosi. Papa Callisto II tra il 1119 e il 1124 con la sua Constitutio de Judaeis, ne regola il rapporto con la chiesa, garantendogli diritti civili, religiosi e protezione dalle persecuzioni.
Nel 1215 invece Innocenzo III con il IV Concilio, vuole invece estirpare ogni eresia e cerca di ridurre gli ebrei ad una condizione di schiavi. Impone loro di indossare degli abiti che li distinguessero degli altri cittadini e gli vieta di apparire in pubblico durante gli ultimi tre giorni della Settimana Santa. Li esclude poi da ogni impegno pubblico vietandogli di praticare l’usura. Bisognerà aspettare il 1247 quando papa Innocenzo IV li assolve dall’accusa di “omicidio rituale”, quello che era conosciuto come un sacrificio dei bambini cristiani per usarne il sangue a fini rituali.
Gli ebrei possono esercitare qualsiasi mestiere, le loro preferenze vanno al commercio, all’industria e soprattutto alla tessitura e alla tintura. Per questo è strana la loro assenza da Firenze, una delle maggiori capitali europee in questo settore. Ovviamente occupano il primo posto nel prestito del denaro e lo fanno con tassi modici.

Sono esclusi dalle Corporazioni, ma alcuni di loro appartengono a quella dei medici. La loro presenza ai tempi di Dante è piuttosto scarsa. La relegazione nel Ghetto fu imposta solo nel 1555 con una Bolla Pontificia sia a Roma che a Firenze. Il Ghetto fu sistemato nel cuore della città vecchia e sorgeva dove adesso c’è Piazza della Repubblica. Nel 1446 comparve a Firenze sul loro petto un cerchio di stoffa gialla per contraddistinguerli, che però in teoria era in vigore già dal 1215, quando fu prescritto dal famoso IV Concilio.
Dante conosce la storia del popolo ebreo e ne parla nel “De vulgari eloquentia” e nel Purgatorio, in cui pone due ebrei nel girone degli accidiosi. Nel Paradiso invece colloca Sara, Rebecca, Giuditta e Ruth. Rachele è invece ricordata nell’Inferno in cui è Caifa. Dante inoltre li assegna nel luogo denominato Giudecca dove sono puniti i traditori dei benefattori e i creditori dell’autorità. Un esplicito riferimento ai Ghetti che appunto venivano così denominati nel medioevo.
Per Dante gli ebrei sono un popolo eletto che però ha perduto questa sua posizione con l’avvento del redentore, lasciando questo posto ai cristiani. Le loro sventure cominciano per aver condannato Cristo e vengono così associati agli infedeli, Dante non è un antisemita, esprime semplicemente un giudizio che allora era comune tra i cristiani. Per Dante la distruzione di Gerusalemme e la diaspora sono la giusta punizione per la morte di Gesù. Quando ne parla vi è sempre una velata condanna nei confronti di questo popolo. Così si spiega il rispetto di Dante verso i profeti e gli eroi dell’Antico testamento e perché l’imperatore Traiano viene posto nel suo Paradiso. Dante quindi giustifica l’ideologia medievale per cui gli ebrei e gli eretici sono esclusi dalla società Cristiana.
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, parte 28

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